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Salvataggio Alitalia, addio di Colaninno Risparmi per 250 milioni dagli aerei

Non è stato un investimento fortunato. Nel complesso circa 100 milioni di euro. Dal 2008 — quando Roberto Colaninno partecipò alla cordata di imprenditori per salvare la compagnia di bandiera assieme a Marcegaglia, Aponte, la famiglia Riva, il gruppo Fratini, Gavio — ad oggi. Quell’investimento, già svalutato a bilancio nella holding Immsi, vale ora circa una decina di milioni di euro per il 2,77% della compagine Cai, azionista al 51% di Alitalia.

Colaninno ha deciso di lasciare il consiglio di amministrazione Alitalia. Vuole dedicarsi alla sua Piaggio. La scelta è contenuta in una lettera indirizzata al board della compagnia e al presidente Luca Cordero di Montezemolo. L’addio verrà formalizzato oggi nel consiglio di amministrazione. Nessuna presa di distanza dalla gestione Ball e dalla complessa operazione di salvataggio. Ieri Colaninno era a Bangkok per inaugurare un grosso negozio che amplierà la gamma di prodotti che l’azienda motociclistica già vende nel sud-est asiatico. Ha sentito il dovere di fare un passo indietro. Montezemolo, a cui è legato da una reciproca stima professionale, ne ha preso atto. A breve il board provvederà a nominare il suo sostituto. Probabile la nomina di un rappresentante di Atlantia, la holding di famiglia dei Benetton azionista di Cai, ma senza un posto in Consiglio. Si vedrà.

Il consiglio di amministrazione odierno discuterà del piano industriale già presentato dall’amministratore delegato Cramer Ball e ora oggetto di revisione con la consulenza di Roland Berger, advisor scelto dai soci bancari. Fonti vicine al dossier rivelano che il progetto di rilancio sarà presentato entro la fine febbraio. Ancora una decina di giorni, quindi. Per presentarsi al governo e ai sindacati convinti delle scelte strategiche da prendere per riportare Alitalia all’utile. All’ordine del giorno anche la nomina dell’attestatore del piano industriale. Un professionista che si incaricherà di redigere la relazione che “attesterà” la bontà, da un punto di vista contabile, delle iniziative contenute in quel piano e la loro sostenibilità finanziaria. Circola il nome del commercialista Giovanni Fiori che in passato ha ricoperto proprio il ruolo di commissario di Alitalia subentrando ad Augusto Fantozzi con Gianluca Brancadoro e Stefano Ambrosini.

Il Consiglio discuterà anche delle prime verifiche fatte dai consulenti esterni, tra cui Kpmg per la parte finanziaria. La compagnia continua a perdere soldi. Più di un milione di euro al giorno. Ecco perché dal governo c’è preoccupazione per ciò che viene percepito come uno slittamento. Sia Graziano Delrio, ministro dei Trasporti, sia Carlo Calenda, titolare dello Sviluppo, si aspettavano che il management di Alitalia anticipasse i tempi. Anche per placare le tensioni che arrivano dai sindacati. I confederali verranno comunque ricevuti lunedì. Il piano industriale quel giorno non sarà ancora stato presentato. I rappresentanti dei lavoratori hanno interrotto le trattative sul nuovo contratto, ora in regime di ultra-attività. L’azienda ha chiesto una decisa e generalizzata riduzione dei salari.

Ball invece si sta confrontando quotidianamente con i fornitori. Soprattutto per i leasing degli aerei. La volontà è di rinegoziarli. Ma i margini di manovra sono strettissimi perché i contratti sono vincolanti e Alitalia non ha una posizione negoziale tale da poter battere i pugni sul tavolo. Ecco perché l’impressione è che quei 250 milioni di euro di risparmi (a regime) nei contratti di fornitura immaginati dal manager rischiano di doversi confrontare con il pessimismo della ragione. La compagnia sta rivedendo le strategie sul lungo raggio e le politiche di prezzo. Ha annunciato un volo giornaliero per Città del Messico dal 3 luglio. Rotta che si sta rivelando profittevole. Come altre tratte per gli Stati Uniti. Ma lì resta da convincere Delta Airlines. Sui prezzi il modello è quello di Aer Lingus con un’offerta divisa in 3 fasce.

Fabio Savelli

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