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«Salvataggi, le banche spieghino i rischi»

Dopo il salvataggio — rovinoso per circa 130 mila piccoli azionisti e 15 mila obbligazionisti — di Banca Marche, CariFerrara, Banca Etruria e CariChieti, crescono le preoccupazioni per i rischi del «bail in» a carico degli investitori in caso di insolvenza di un istituto. Ieri è stata la Consob a scendere in campo chiedendo che gli intermediari informino «adeguatamente» i clienti sul fatto che se finisse in crisi una banca «gli strumenti finanziari interessati dal “bail in” (come le obbligazioni, subordinate o meno) potranno subire un abbattimento di valore fino al 100%». In più le banche dovranno «far sì che le informazioni siano recepite dalla clientela» e «dimostrare la loro effettiva ricezione».
Ha fatto insomma scuola l’esperienza negativa dei 15 mila titolari di bond subordinati delle quattro banche che hanno perso 788 milioni contribuendo così, secondo fonti a conoscenza del dossier, al 30% della copertura dei 2,6 miliardi di perdite totali. Molti si erano evidentemente fatti attrarre dai rendimenti dei bond, anche il 5%, trascurandone i rischi.
Allo stesso modo hanno perso tutto gli azionisti: sono oltre 60 mila gli (ormai ex) soci della coop Banca Etruria e 44 mila quelli di Banca Marche, 22 mila quelli di CariFerrara. Ma anche i grandi investitori (Intesa Sanpaolo era azionista in B. Marche e Cr Chieti) hanno perso tutto, a cominciare della Fondazioni, che hanno visto andare in fumo circa 400 milioni pregiudicando in taluni casi gran parte del proprio patrimonio. In Banca Marche la Fondazione Cr Macerata ha bruciato 80,2 milioni, la CariPesaro 94,7 milioni, la Cr Jesi 48 milioni (più 15 milioni di bond), CariFano 21 milioni. In CariFerrara la fondazione omonima ha perso 72,4 milioni, e in CariChieti l’ente locale ha perso 77 milioni. Non a caso ieri il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, ha manifestato «preoccupazione» e ha detto che l’Acri si sta adoperando perché «venga salvaguardata la presenza delle Fondazioni nei territori e il sostegno alle comunità». Ma ha poi attaccato «l’ottusità delle autorità dell’Ue» che «ha impedito soluzioni alternative, da mesi proposte dalle istituzioni nazionali, meno onerose» e «anch’esse senza costi per le finanze pubbliche. Il sistema delle Fondazioni si presenta comunque solido» e il Protocollo Acri-Tesoro sulle quote degli enti nelle banche «impedirà che altri casi analoghi possano verificarsi in futuro». Intanto il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, riportava ieri sera l’ Ft, ha scritto il 24 novembre una lettera al premier Renzi per sollecitare la ratifica degli accordi sul Meccanismo unico di risoluzione (Ssm): «Converrai con me che avere un Ssm “a metà” non è nella nostra visione collettiva»
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