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Salvataggi europei, il conto per l’Italia supera i 50 miliardi

Il paracadute made in Italy vale 51,3 miliardi di euro. È racchiuso in questo numero il prezzo della solidarietà finanziaria dell’Italia ai Paesi della Zona Euro in difficoltà sotto forma di prestiti bilaterali o erogati tramite i fondi salva-Stati, Efsf prima e Esm poi, dal 2010 ad oggi. Sommati agli 86 miliardi messi sul piatto dalla Germania e ai 62,5 sborsati dalla Francia significano un assegno da circa 200 miliardi staccato dai big europei per i salvataggi di Grecia, Irlanda, Portogallo, Cipro e le banche spagnole. Ma la dote potrebbe salire ancora se altri Paesi lanceranno un Sos o se verranno rinegoziati nuovi pacchetti di aiuti.
Le cifre saranno ben impresse nella mente dei ministri delle Finanze della Ue riuniti oggi e domani a Lussemburgo per l’Eurogruppo e l’Ecofin. Oltre ad affrontare i numerosi temi sul tavolo (si veda l’articolo in basso) non potranno ignorare l’appello del Fmi per una nuova ristrutturazione del debito greco nel 2014 e potrebbero tornare a confrontarsi sul futuro dell’Irlanda dopo la scadenza del pacchetto di aiuti a fine anno, e su un possibile nuovo sostegno al Portogallo dopo il giugno prossimo quando scade il programma da 78 miliardi siglato nel maggio 2011. «Questi temi – sottolinea Fabian Zuleeg, capoeconomista del think tank bruxellese Epc – sono destinati a tenere banco non solo oggi e domani, ma anche al vertice di fine mese. Qualsiasi decisione è però improbabile prima della formazione del nuovo governo tedesco».
Berlino è la capitale che ha dispiegato maggiori sforzi per il sostegno ai Paesi sotto stress. Secondo i dati forniti dal ministero delle Finanze la maggior parte della dote è stata destinata al pronto intervento in Grecia (ben 62,4 miliardi), mentre a Lisbona sono andati circa 10 miliardi e 6,8 a Dublino. L’impegno italiano, secondo le stime contenute nell’aggiornamento del Def, arriverà a quota 55,4 miliardi a fine anno. Di essi 11,5 miliardi come contributo per la formazione del capitale dell’Esm, il meccanismo europeo di stabilità che ha raccolto l’eredità dell’Efsf con poteri più ampi. Nel 2014 il monte-aiuti sarà pari a 61,5 miliardi, dei quali 14,3 per l’ultimo contributo da versare all’Esm. La ciambella di salvataggio francese è più pesante di 14 miliardi oggi rispetto al 2012 e sfiorerà i 69 miliardi nel 2014 secondo l’aggiornamento del Programma di Stabilità presentato a Bruxelles.
Fin qui si tratta di prestiti che vanno ad aumentare il debito pubblico del Paese creditore ma dovrebbero essere rimborsati dai destinatari nei prossimi anni. Alla scudo reale si affianca però quello virtuale, ovvero le garanzie messe in campo dai vari Paesi per l’Esm: 139 miliardi per l’Italia, 310,27 per la Germania e 159 per la Francia. Vale a dire oltre 600 miliardi che andrebbero persi se si verificasse lo scenario peggiore possibile – per il momento scongiurato – se cioè lo Stato soccorso non riuscisse a restituire i prestiti per la cura.
In un orizzonte di breve termine il dossier più urgente da affrontare è quello irlandese, in vista della scadenza del programma di aiuti da 85 miliardi a fine anno. L’Irlanda sarà il primo Paese a uscire dal paracadute e potrà tornare a finanziarsi sul mercato. I ministri dell’Eurogruppo sembrano però intenzionati a preparare il terreno per un’uscita graduale. Secondo l’ultimo European Economics Quarterly di Barclays la soluzione più probabile è una transizione morbida con il ricorso a una nuova linea di credito precauzionale. «Il Paese – dice Fabio Fois, Southern European economist della banca – è pronto a uscire dalla terapia intensiva, ma restano ancora da sciogliere alcuni nodi legati alla solidità del sistema bancario». Il dilemma più grande è invece legato al futuro della Grecia e a un possibile terzo piano di salvataggio caldeggiato dal Fmi. «Un nuovo pacchetto – sottolinea Zuleeg – è inevitabile perché il livello di debito pubblico non è sostenibile nel lungo termine, ma occorrerà trovare un equilibrio tra l’austerity e le misure di crescita per far ripartire l’economia». Il Paese attende intanto una nuova tranche di aiuti entro fine mese mentre la troika, che tornerà ad Atene nelle prossime settimane, insiste sul licenziamento di 5mila dipendenti pubblici.
Anche per Lisbona la probabilità di un nuovo sostegno è alta. «L’anno cruciale – dice Fois – sarà il 2014, quando il paese sarà chiamato a notevoli sforzi di bilancio per rispettare gli impegni con i creditori». Il timore degli economisti è che la campagna elettorale in vista della chiamata alle urne del 2015 possa rallentare il ritmo delle riforme. Prosegue intanto il piano di soccorso da 100 miliardi alle banche spagnole. «Su questo fronte – conclude Zuleeg – sarà interessante il risultato degli stress test che la Bce condurrà nei prossimi mesi nell’ambito della costruzione dell’Unione bancaria. Questi esami potrebbero rivelare nuove fragilità del sistema iberico».

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