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Salvataggi, easyJet lascia a terra l’Alitalia

EasyJet si sfila dal salvataggio di Alitalia. Con un secco comunicato la compagnia ha scelto di voltare le spalle alle proposte del governo e di chiudere la collaborazione con Delta e società pubbliche italiane, Ferrovie dello Stato in testa.
Il dossier nelle ultime ore si è rivelato troppo complesso da gestire e incapace di garantire un ritorno finanziario che valesse la pena di provare a ricavare dall’operazione. Così, quella che doveva essere una trattativa per rilanciare Alitalia, salvando gli 11 mila dipendenti e mantenendo una presenza pubblica, perde l’ennesimo pezzo. La low cost britannica ha tuttavia confermato « l’impegno per l’Italia quale mercato chiave » , dove attualmente trasporta 18,5 milioni di passeggeri ogni anno, impiegando 1.400 piloti e assistenti di volo con contratti di lavoro italiani.
A 22 mesi dall’avvio dell’amministrazione straordinaria della linea aerea guidata da tre commissari, all’orizzonte non ci sono soluzioni miracolose. L’unica certezza, al momento, è il commento di Delta. Che conferma la volontà « di continuare ad esplorare strade per lavorare con Fs, proseguendo la partnership con Alitalia anche in futuro. Il dialogo va avanti visto che Alitalia è un partner storico di Delta».
Niente di nuovo e nemmeno di risolutivo come, invece, le indiscrezioni filtrate dal versante italiano della trattativa avrebbero voluto far credere: ieri prima del comunicato di easyJet, voci vicine al dossier facevano (al contrario) sperare in un finale positivo e a portata di mano. Nonostante ciò, easyJet ha tenuto il punto e scelto ieri mattina di lasciare il campo agli ultimi attori rimasti, Fs e Delta.
Adesso, il progetto del governo gialloverde, che sul salvataggio ha giocato una parte del consenso popolare puntando tutto sulla nazionalizzazione del vettore, rischia di infrangersi sull’ennesimo scoglio a due mesi dalle elezioni europee. Delta potrebbe entrare inizialmente nella nuova linea aerea con un misero 10%, pari a 100 milioni. Con 100 milioni, per inciso, oggi si può acquistare un aereo passeggeri di medio raggio ma nulla di più. Per rilanciare Alitalia occorrerebbero, invece, circa 2,5 o 3 miliardi di euro.
Fs, secondo indiscrezioni dell’ultim’ora non salirebbe oltre 30% del capitale. Il resto andrà spalmato tra gli altri, fra Poste e Fincantieri. In queste condizioni il piano di salvataggio potrebbe decollare, anche se gravato da un fardello di debiti. In ogni caso, pure se il ministero dell’Economia fosse disposto a entrare col 15% (120 o 150 milioni) per arrivare a 800 milioni o al miliardo servirebbero altre forze in campo.
E ora sale la tensione tra i sindacati che si preparano allo sciopero di quattro ore, che il 25 marzo, bloccherà i voli Alitalia: la Fit Cisl si dice «preoccupata» per l’uscita di easyJet e ricorda la protesta in arrivo. Un primo assaggio di una raffica di iniziative ben più pesante che è stata già annunciata, ad esempio dai piloti della sigla Anp, che oltre a parlare di «pericoloso rischio ridimensionamento del vettore romano» è pronta a incrociare le braccia per 72 ore nelle prossime settimane.

Lucio Cillis

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