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Salvataggi e crediti a rischio, arriva Atlante

Le banche maggiori, tra le quali Unicredit, Intesa SanPaolo e Ubi, le grandi compagnie assicurative come Generali, Unipol e Cattolica, le Fondazioni di origine bancaria, più la Cassa Depositi e Prestiti. Con una dotazione patrimoniale di 5 miliardi, e la benedizione del governo, il sistema finanziario italiano è pronto a mettere in campo un nuovo strumento, un «fondo di investimento alternativo» (Fia) per sostenere gli aumenti di capitale degli istituti in difficoltà e la dismissione dei crediti incagliati delle stesse banche.

Il Fondo, denominato Atlante, ha natura e finalità esclusivamente privatistiche, e sarà lanciato da Quaestio Capital Management, una sgr partecipata dalla Fondazione Cariplo e guidata da Alessandro Penati. Il nuovo strumento, «che ha già raggiunto un importante numero di adesioni per essere lanciato», ha sottolineato una nota della stesa sgr, non godrà della garanzia pubblica nelle sue attività e sarebbe dunque al riparo da ogni censura della Ue, le cui regole vietano categoricamente gli aiuti di Stato.

L’accordo è stato discusso ieri sera al ministero dell’Economia dai vertici degli istituti coinvolti, alla presenza del ministro Pier Carlo Padoan, e dei tecnici della Banca d’Italia che hanno seguito con il Tesoro lo sviluppo dell’operazione, decollata una settimana fa dopo l’incontro a Palazzo Chigi tra i banchieri, il governatore della Banca d’Italia, il ministro ed il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Oggi stesso le banche, le compagnie e le fondazioni dovrebbero ricevere tutti i documenti necessari per finalizzare l’intesa. Per realizzare il Fondo, accelerandone al massimo i tempi di avvio, si sarebbe deciso di utilizzare il veicolo già esistente della Fondazione Cariplo. Le banche dovrebbero contribuire con 3 miliardi, le Fondazioni parteciperebbero con 500 milioni, mentre per Cdp si ipotizza una partecipazione di assoluta minoranza, limitata ad un apporto di circa 300 milioni.

«Questa è la settimana giusta per le banche» aveva detto in mattinata Renzi, facendo capire che ormai l’intesa sul Fondo è molto vicina. Lunedì 18, tra l’altro, potrebbe arrivare anche il nuovo decreto annunciato ieri dal vice ministro dell’Economia, Enrico Morando, per i rimborsi degli obbligazionisti rimasti intrappolati nella risoluzione di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti. E in serata Renzi e Padoan in una nota congiunta hanno sottolineato che questa è una operazione «privata» e «utile» realizzata – ha detto Renzi – da un mercato «attivo e responsabile che affronta i problemi con risorse proprie senza chiedere soldi pubblici». Con Padoan ha annunciato in arrivo nei prossimi giorni norme per accelerare e semplificare il recupero dei crediti. La nascita del Fondo è stata molto ben accolta in Borsa, con Montepaschi e Banco Popolare in crescita del 10% e Ubi e Bpm di oltre il 6%.

Le finalità di Atlante, si legge in una nota di Quaestio, sono quelle di «assicurare il successo di aumenti di capitale richiesti dall’Autorità di Vigilanza che oggi si trovano a fronteggiare oggettive difficoltà di mercato», e «risolvere il problema delle sofferenze». La situazione di maggiore urgenza è quella della Popolare di Vicenza, il cui aumento da 1,5 miliardi con contestuale quotazione non piace al mercato. Secondo Mediobanca – che pure è tra le banche del collocamento – in Borsa la Vicenza potrebbe valere tra 1,1 e 1,6 miliardi, cioè meno di quanto chiede agli investitori. Proprio lo scarso appeal aveva spinto Unicredit – unico garante – a chiedere di rinviare l’operazione per non doversi accollare le azioni inoptate.

Ora potrebbe farsene carico Atlante (battezzato come il Titano che portava sulle spalle la volta celeste). A giugno parte l’aumento da 1 miliardo con ipo di Veneto Banca, garantito da Intesa Sanpaolo, anche se appare meno a rischio.

Poi tocca agli aumenti di Cr Cesena e Cr Rimini. Circa i crediti deteriorati (npl), Atlante investirà nelle tranche «junior», cioè più a rischio, delle sofferenze. In tal modo, ha spiegato la sgr, l’ammontare di npl che potrà essere «deconsolidato dai bilanci bancari sarà di gran lunga superiore» all’investimento di Atlante perché si aggiungerebbe alle tranche «senior» per le quali «c’è un manifesto interesse da parte degli investitori».

Fabrizio Massaro Mario Sensini

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