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Per i «salvataggi» costi statali iniziali da 11,2 miliardi

Visto con gli occhi dei contribuenti, il bilancio delle operazioni bancarie messe in moto dal governo in questi mesi viaggia su due piani: quello immediato, attivo solo sul lato dei costi, e quello consuntivo, che si muoverà anche sul lato delle entrate ma avrà bisogno di lunghi anni per definirsi.
Partendo dall’immediato, lo sforzo viaggia intorno agli 11,2 miliardi di euro. Già usciti dalle casse dello Stato sono i 3,5 miliardi necessari a garantire a Intesa San Paolo che l’acquisizione delle due banche venete danneggiasse i suoi Ratios patrimoniali, gli 1,285 miliardi per sostenere i costi della «ristrutturazione aziendale» (gli esuberi) e i 400 milioni per le garanzie sui crediti e gli altri rischi. Totale: 5,185 miliardi. Nei prossimi giorni, quando l’«accordo di principio» del 1° giugno fra Roma e Bruxelles dovrebbe trasformarsi nel via libera ufficiale, entreranno in gioco anche i fondi per l’intervento statale nella ricapitalizzazione precauzionale di Mps: i numeri definitivi si conosceranno solo quando la commissione completerà la procedura, ma le ultime indicazioni parlando di una cifra intorno ai 6 miliardi, cioè qualcosa meno dei 6,6 (più 2,2 di burden sharing) indicati dalla Bce a dicembre. Nuovo totale, fra Vicenza, Montebelluna e Siena: 11,2 miliardi.
Ma sia la partita toscana sia quella veneta sono solo all’inizio, e i numeri sono destinati a cambiare. Ma con prospettive, rischi e ragioni diverse.
Nel caso senese, i costi per lo Stato non aumenteranno. L’intervento del Tesoro, che diventerà azionista per circa il 70% di Rocca Salimbeni, è temporaneo, e finalizzato a un ritorno pieno della banca sul mercato entro cinque anni secondo il calendario ufficiale, e anche più in fretta secondo le speranze di Via XX Settembre. I tempi, e soprattutto il risultato economico per il bilancio pubblico, dipendono dall’efficacia del piano industriale che è stato per mesi al centro delle triangolazioni fra Bce, commissione Ue, Tesoro e vertici della banca. Per far rientrare almeno in una parte significativa il Tesoro dall’investimento, oltre a riportare sicurezza patrimoniale e redditività il piano dovrà convincere il mercato a moltiplicare il valore delle azioni: nell’ultima seduta prima della sospensione, la lunga caduta aveva portato il titolo Mps a quotare 15,08 euro per azione, con una mini-capitalizzazione da 442,16 milioni. Per consentire al Tesoro di vendere a 6 miliardi il suo 60%, insomma, la ristrutturazione dovrà moltiplicare di quasi 20 volte il valore delle azioni, riportandolo ai livelli precedenti agli smottamenti che si sono susseguiti senza sosta dall’ottobre 2014.
Con la maxi-ripulitura da parte del Fondo Atlante, gli Npl escono dall’orizzonte statale di Siena. I crediti più o meno in sofferenza restano invece centrali nell’operazione veneta, in due sensi. La relazione tecnica sul decreto di domenica, sulla base dei calcoli elaborati da Bankitalia, indica quello positivo, calcolando negli anni una possibilità di recuperare fino a 9,9 miliardi da sofferenze e inadempienze probabili (come anticipato sul Sole 24 Ore di martedì). Le ipotesi peggiori si possono invece elaborare sulla base del meccanismo delle garanzie che accompagnano la cessione: coprono fino a 11,4 miliardi, 4 dei quali sono crediti in bonis il cui giudizio potrebbe peggiorare in seguito alla due diligence avviata da Intesa, mentre 5,4 miliardi sono rappresentati dallo sbilancio di gestione delle due banche e altri 2 nascono dai rischi legali. Di qui l’esborso “potenziale” fino a 17 miliardi citato domenica dal ministro dell’Economia Padoan, che condurrebbe fino a 23 miliardi i costi complessivi dei salva-banche. Un numero teorico, basato sul presupposto di non riuscire a recuperare un euro né da Siena né da attività e crediti delle due venete, ma per conoscere i numeri effettivi serviranno anni. Gli aiuti di Stato, del resto, a questo servono: a comprare tempo, con «misure su base temporanea», come recita il punto 50 della comunicazione Ue del 2013, legittime se «necessarie per tutelare la stabilità finanziaria».

Gianni Trovati

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