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Salvataggi bancari, intesa Ue vicina Saccomanni propone un piano

Ancora una maratona notturna per trovare un “accordo politico” sul meccanismo di liquidazione delle banche in tempo per il vertice dei capi di governo il 19 e 20 dicembre. Questa volta, però, sembra che l’intesa sia a portata di mano. Se i ministri nella notte troveranno un compromesso accettabile per tutti, sarà probabilmente necessaria una nuova riunione del consiglio Ecofin per concordare i numerosi e cruciali dettagli tecnici e presentare ai leader europei un testo definitivo che possa poi essere approvato dal Parlamento prima del suo scioglimento per le elezioni europee.

Ieri, però, i partecipanti alla riunione dei ministri finanziari sono apparsi ottimisti sulla possibilità di trovare la quadratura del cerchio, grazie anche al fatto che i tedeschi hanno in parte attenuato la lunga serie di veti che fin dall’inizio avevano opposto al progetto. «Per noi della Bce la soluzione migliore è un regime unico con un unico fondo e un’unica autorità, e ho l’impressione che riusciremo ad arrivarci. Alla fine del periodo di transizioneavremo un fondo unico e molto probabilmente un’autorità unica, fin dall’inizio dell’entrata in funzione del meccanismo di risoluzione», ha spiegato Jorg Asmussen il membro tedesco del board della Bce che rappresentava la Banca centrale europea alla riunione di Bruxelles.
Il compromesso “politico” che si va delineando è disegnato attorno ai molti timori espressi dai tedeschi. L’organo che gestirà la ristrutturazione e la liquidazione delle banche in difficoltà sarà un “Consiglio di risoluzione” composto da rappresentanti nazionali, come voleva la Germania, ma inserito nella struttura della Commissione,come chiedevano gli altri Paesi. Si tratta di definire quale sarà il suo margine di autonomia dall’esecutivo comunitario. Resta anche da decidere se il Consiglio di risoluzione eserciterà il proprio potere su tutte le seimila banche europee, o solo sui 130 istituti considerati “sistemici”, come vuole la Germania.
Il Fondo unico di risoluzione, che dovrà intervenire per salvare le banche, sarà costituito sulla base dei versamenti obbligatori degli istituti di credito europei. Ma in un primo periodo transitorio i contributi resteranno suddivisi per Paese, come chiede Berlino: i fondi versati dalle banche italiane serviranno per intervenire sulle banche italiane, quelli delle banche tedesche verranno utilizzati solo per quelle tedesche e così via. In attesa che il fondo raggiunga una adeguata capitalizzazione si sta studiando come far intervenire il fondo salva stati ESM insieme con possibili interventi nazionali. Ma su questo punto la contrarietà della Germania non sembra ancora superata.
Altra questione controversa è quella della gerarchia degli interventi. «É finito il tempo dei salvataggi pubblici delle banche. Non ci può essere un intervento pubblico se prima non c’e’ un bail-in da parte dei privati», ha tuonato ieri il ministro delle finanze tedesco Wofgang Schauble. L’accordo prevede che, in caso di fallimento, a pagare siano per primi gli azionisti, poi gli obbligazionisti e infine i titolari di depositi oltre i centomila euro. Solo dopo possono intervenire i finanziamenti pubblici ed eventualmente quelli europei. Ma il ministro Saccomanni vorrebbe attenuare questa linea per timore di una fuga degli investitori dalla banche. «In caso di crisi sistemica l’intervento pubblico è preferibile al rischio di contagio derivante da un bail in solo dei privati. Per raggiungere un accordo, propongo che l’intervento pubblico scatti dopo che il bail-in abbia raggiunto un tetto dell’8% degli asset della banca sottoposta alla procedura di salvataggio», ha spiegato ieri il ministro. Anche su questo punto, la trattativa ieri è proseguita nella notte.
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