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Salvataggi bancari, il governo studia un paracadute per i risparmiatori

Il governo prova a venire incontro ai risparmiatori che hanno perso tutto l’investimento nelle banche finite in risoluzione, cioè Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara, CariChieti. Sono stati quattro salvataggi che però hanno richiesto l’azzeramento del capitale per circa 130 mila azionisti e per circa 10 mila detentori di bond subordinati, quelli più rischiosi. In totale sono andati in fumo 2,6 miliardi, di cui circa 788 milioni in bond subordinati (in quanto equivalenti al capitale). Le banche sono poi state salvate con ulteriori 3,6 miliardi di euro messi a disposizione dal sistema bancario con i contributi obbligatori al Fondo di risoluzione introdotto dalla nuova direttiva Ue sul «bail in».
«Il governo ha avviato una approfondita verifica», ha detto ieri in commissione Bilancio alla Camera il vice ministro dell’Economia, Enrico Morando, «circa la possibilità che siano messe in atto misure in grado di ridurre gli effetti negativi del processo di risoluzione sulla componente socialmente più debole degli investitori coinvolti, che possa aver agito senza la necessaria consapevolezza del livello di rischio» di una obbligazione subordinata, ha spiegato Morando. In diversi casi i risparmiatori si sarebbero fatti attrarre dai buoni rendimenti delle obbligazioni, (anche al 7%) sottostimandone però i rischi.
A livello politico c’è consapevolezza del disagio sociale che si sta vivendo nei territori delle banche. Il crinale per un intervento legislativo è comunque stretto: «L’azzeramento del valore delle obbligazioni subordinate costituisce un vincolo non eludibile, imposto dalla Direzione Generale Competitività (della Commissione europea, ndr ) per approvare gli interventi del fondo di risoluzione», ha spiegato Morando. E il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha chiarito che in questa vicenda «non è stato fatto uso del bail-in» ma si è fatto ricorso al Fondo di risoluzione che prevede che perdite e buchi vengano coperti prima da soci e creditori subordinati. La difficoltà di cambiamenti è acuita dal fatto che il decreto legge «salva-banche» del 22 novembre è stato inserito nella legge di Stabilità, e dunque meno permeabile ad emendamenti parlamentari (che possono arrivare entro venerdì alle ore 11). Comunque il sistema bancario nel suo complesso continua a mostrarsi più solido: ieri S&P ha alzato il rating di Bpm a «BB-» e promosso l’outlook di Bper a «positivo»e di Unipol Banca a «stabile», e ha confermato rating e outlook di Unicredit.
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