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«Salvataggi bancari, bisogna fare presto»

MILANO – Senza un via libera della Commissione Ue il salvataggio di Banca Marche, Popolare Etruria, CariFerrara e CariChieti salterebbe: «Uno scossone per l’intero sistema bancario», denuncia il presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi, Salvatore Maccarone, parlando a braccio, alla commissione Finanze del Senato. «Se viene meno la fiducia ci sarebbe ragionevolmente uno scenario grave anche perché abbiamo altre banche in difficoltà tenue. Se venisse meno la certezza della tutela ci sarebbe la fuga dei depositi». Toni di grave allarme che in serata lo stesso Maccarone ha tenuto a precisare con una nota: «Mai parlato di scenario di fuga dei depositi, mai detto che c’è un rischio di liquidazione».
L’intenzione di Maccarone era di spronare il Parlamento ad accelerare nel recepimento della direttiva Ue sulla risoluzione delle crisi bancarie (Brrd), per la quale l’audizione era stata disposta, e che è necessaria per portare avanti il piano del Fondo: ricapitalizzare i quattro istituti per circa 2 miliardi con capitali delle banche consorziate. Ma il piano per ora, ha detto Maccarone, non può essere attuato: innanzitutto mancano i decreti delegati che applicano in Italia la direttiva Ue. E soprattutto c’è il tema di Bruxelles: la Commissione europea considera l’intervento del Fondo come «aiuto di Stato», visto che è disciplinato dalla legge ed è sotto l’egida della Banca d’Italia, anche se i capitali sono messi dalle banche, che sono private. Tanto che in ambito Abi si starebbe pensando a come rendere volontaria la partecipazione delle banche al veicolo che ricapitalizzi gli istituti in crisi per evitare le censure di Bruxelles.
Quello della Ue è «un ostacolo grave», ha detto Maccarone, e i contatti tra governo e la Ue «non sembra che riescano a superarlo. Se non si riuscisse a superare questo ostacolo la sorte di queste banche sarebbe tragica» (aggettivo smentito in serata). E comunque anche con il decreto non è detto che Bruxelles autorizzi l’intervento senza ricorrere al «bail in», cioè alla copertura delle perdite da parte dei soci e degli obbligazionisti junior. Per Maccarone c’è «qualche nervosismo da parte della Bce» per l’impasse ma «tutti stanno lavorando per portare a casa il risultato. Non ci possiamo permettere che quattro banche falliscano, non siamo pronti». Se Banca Marche, Etruria, CariFerrara e CariChieti andassero in liquidazione scatterebbe la garanzia per i depositanti sotto 100 mila euro. Ma «per l’eventuale rimborso dei 12,5 miliardi di depositi di 4 banche non abbiamo i soldi e non li avremo mai».
Ieri intanto la Banca d’Italia ha ricostruito in una nota gli interventi di vigilanza su Popolare di Vicenza: già dal 2001 ha effettuato ispezioni e comminato sanzioni per la determinazione del prezzo delle azioni, mentre fra il 2014 e il 2015 sono state effettuate ispezioni sul riacquisto di azioni proprie senza ok della Vigilanza, e grazie alla presenza degli ispettori di Bankitalia e della Bce sono stati scoperti i prestiti ai clienti per gli aumenti di capitale.

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