Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

«Salvata» l’omissione di contributi

Passa l’esame di costituzionalità la norma che punisce con reclusione fino a 3 anni e multa fino a 1.032 euro il datore di lavoro che non versa le ritenute previdenziali e assistenziali. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 139, depositate ieri e scritta da Paolo Maria Napolitano, ha infatti giudicato infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal tribunale di Imperia che aveva, tra l’altro, sottolineato l’irragionevolezza di una disposizione (articolo 2 comma 1 bis del decreto legge n. 463 del 1983 convertito dall’articolo 1 comma 1 della legge n. 638 del 1983) che non prevede soglie di punibilità per una fattispecie del tutto identica a quella contemplata dal decreto legislativo n. 74 del 2000.
Sul punto la sentenza ricorda che norma sospettata di illegittimità costituzionale è quella che vuole contrastare una grave forma di evasione, come quella contributiva, con un inasprimento delle sanzioni, prevedendo, per il datore di lavoro, sia la reclusione sia la sanzione pecuniaria nell’ipotesi di mancato versamento dei contributi trattenuti sulla retribuzione dei lavoratori. L’altra norma, quella del 2000, è stata approvata in attuazione di una delega indirizzata a prevedere «un ristretto numero di fattispecie caratterizzate da rilevante offensività per gli interessi dell’erario», con «soglie di punibilità idonee a limitare l’intervento penale ai soli illeciti economicamente significativi».
Anche sul piano della tipizzazione della fattispecie penale emergono sostanziali differenze tra i reati messi a confronto: la norma oggetto di dubbio costituzionale prevede infatti un reato a consumazione istantanea con una speciale causa di estinzione collegata al versamento tardivo delle ritenute previdenziali entro 3 mesi dalla contestazione; invece, la disposizione del decreto n. 74 del 2000, «in ossequio alla diversa finalità dell’opzione punitiva prescelta introduce una condizione oggettiva di punibilità, che impedisce di configurare il disvalore penale delle condotte non ritenute di rilevante offensività».
Come pure, per la Consulta, non è significativo l’altro riferimento fatto dal tribunale di Imperia alla norma del Codice civile, l’articolo 2116, per il quale le prestazioni previdenziali e assistenziali sono dovute al dipendente, anche quando l’imprenditore non ha versato regolarmente i contributi dovuti, per ribadire come ci sia «assoluta indifferenza per il lavoratore in relazione al versamento o meno delle ritenute, in maniera del tutto analoga a quella del mancato versamento delle ritenute fiscali». Per la Consulta, in aderenza al principio solidaristico che ispira la tutela previdenziale del lavoro dettata dalla Costituzione, i contributi versati per ciascun lavoratore sono destinati non solo ad erogare le prestazioni a favore dello stesso, ma a garantire il regolare finanziamento del sistema previdenziale nel suo complesso. Adottando, quindi, tale chiave di lettura, la norma del Codice civile concorre a rafforzare la finalità della sanzione penale oggetto della censura dei giudici liguri. Spetterà semmai al legislatore intervenire per proporre, anche in questo caso, una depenalizzazione (il caso approdato alla Consulta era relativo a un mancato versamento di 24 euro).

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Con una valutazione pari a tre volte i ricavi, ossia di 1,5 miliardi di euro, Cedacri sta per essere...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ecco uno squarcio sui ritardi del piano italiano per accedere ai 209 miliardi del Next Generation Eu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Alla fine il governo ha deciso di sposare la linea del Comitato tecnico scientifico: scuole di ogni ...

Oggi sulla stampa