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Salvaguardia, 2 punti di Iva dal 2017

L’obiettivo di una riduzione della pressione fiscale di quasi due punti l’anno prossimo nonostante un Pil atteso in crescita dell’1,6% avverrà, anche, con una proroga a tutto il 2016 dell’aliquota ordinaria al 22% dell’Iva e dell’aliquota agevolata al 10%.
Per quest’ultima un nuovo incremento di tre punti secchi scatterebbe invece dal 2017 ma solo se nella prossima legge di bilancio non si riuscissero a garantire nuovi tagli di spesa o maggiori entrate di carattere strutturale. Per l’aliquota ordinaria del 22%, invece, la nuova clausola di salvaguardia trasferita nel 2017, e che scatterebbe sempre nel caso si dovessero reperire coperture certe, prevede un aumento di due punti al 24% cui ne seguirebbe uno ulteriore nel 2018, con un’aliquota che arriverebbe al 25%. Eccolo il meccanismo di blocco di tutti gli aumenti previsti dell’Iva sull’anno venturo che il governo garantirà con la manovra. Una mossa che si completa con il dimezzamento degli aumenti di accise su carburanti per il 2018 (da 700 a 350 milioni) che avrebbe dovuto disporre l’Agenzia delle dogane e dei Monopoli. Il meccanismo di disinnesco è fissato all’articolo 3 della bozza della legge di Stabilità su cui in queste ore prosegue il lavoro di limatura dei tecnici. Tra oggi o al massimo domani il Senato dovrebbe ricevere il testo bollinato dalla Ragioneria e vistato dal Colle e aprire così ufficialmente la sessione di bilancio.
Per tornare alla clausola di “garanzia per l’Europa” la manovra consente la soppressione integrale di un aumento di prelievo indiretto pari a 16,8 miliardi nel 2016, anno in cui vengono annullate nel loro assieme gli effetti delle misure di salvaguardia previste a legislazione vigente. A questa incisione sulle entrate si aggiunge per una sorta di effetto trascinamento un taglio sulle maggiori entrate da clausole pari a 12,2 miliardi nel 2017 e di 9,6 nel 2018. Con la seconda manovra del Governo Renzi, in pratica, nel quadriennio 2015-2018 vengono cancellati 46,7 miliardi di maggior prelievo e restano da disinnescare clausole di salvaguardia per 33,3 miliardi, di cui 13,960 nel 2017 e 19,3 miliardi nel 2018. Con la legge di Stabilità 2015, vale ricordarlo, l’Esecutivo aveva invece soppresso clausole di salvaguardi per 3 miliardi su quest’anno e per 3,7 miliardi a decorrere dal 2016 fino al 2018.
Ma la storia di quello che potrebbe accadere nel 2017 all’aumento dell’aliquota agevolata Iva del 10% non finisce qui. A complicare i calcoli entra in gioco anche la “contro-clausola” legata alla mancata riduzione dell’Ires nel 2016. Vediamo di che si tratta. Come più volte dichiarato dal Governo la riduzione di 3 punti dell’aliquota Ires nel 2016 e di 0,5 nel 2017 è condizionata al via libera di Bruxelles sui «margini di flessibilità legati all’emergenza migranti che consentirebbe un obiettivo di indebitamento programmatico fino al 2,4%». Ma se non arriverà il semaforo verde europeo la stabilità prevede espressamente che, alla luce della mancata riduzione delle tasse nel 2016, dall’anno successivo l’aliquota Iva del 10% sia ridotta «ulteriormente» dello 0,375%. Non solo. L’anno successivo, ossia nel 2018, nell’intreccio delle clausole, viene prevista anche un’ulteriore salvaguardia, questa volta in aumento delle tasse: le accise sulla benzina saliranno in misura tale da coprire i 171,7 milioni di euro che sarebbero dovuti arrivare dall’Irpef con il taglio dell’Ires.
La nuova bozza fornisce novità anche sul canone Rai inserito nella bolletta elettrica. Una parte dei maggior introiti derivanti dalla mancata evasione dal 2017 andrà al Fondo per la riduzione della pressione fiscale. Dal 5% che lo Stato incamera sull’incasso Rai una somma (per la parte superiore agli 87 milioni di “trattenuta” attualmente stimati) andrà al taglio delle tasse. Inoltre le autorizzazioni all’addebito diretto della bolletta elettrica sul conto corrente o postale si estendono automaticamente al canone, «salvo contraria manifestazione di volontà dell’utente». In caso di morosità e inadempimento del canone il gestore elettrico non è tenuto all’anticipazione del pagamento. Le sanzioni restano immutate rispetto da oggi (da 2 a 6 volte l’importo), si specifica però che – come peraltro già prevede la legge – chi autocertifica il falso, sostenendo di non detenere o utilizzare un televisore o che l’utenza elettrica non è collegata all’abitazione di residenza, è punito ai sensi del codice penale.

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