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Salva-Stati più forte, Berlino apre

di Luigi Offeddu

BRUXELLES — L'Europa ha bisogno di «un più ampio muro tagliafuoco», cioè di un più potente Fondo salva-Stati, contro la crisi economica. Perché «senza questo, Paesi come l'Italia e la Spagna che sono fondamentalmente in grado di pagare i propri debiti, potrebbero potenzialmente essere costretti a una crisi di solvibilità dagli abnormi costi di finanziamento», con «implicazioni disastrose per la stabilità del sistema». Lo dice da Berlino, capitale della Germania di Angela Merkel, la direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde. E nel pronunciare apertamente quei due nomi, Italia e Spagna, sembra voler accendere un riflettore sui punti più sensibili del continente. È anche di questo che si inizia a a parlare nella notte all'Eurogruppo, il vertice dei 17 ministri finanziari dell'Eurozona riunito a Bruxelles. Come della richiesta, attribuita dal giornale tedesco Der Spiegel al premier italiano Mario Monti, per un raddoppio fino a 1.000 miliardi dell'Esm, il futuro fondo salva-Stati permanente. La prima risposta ufficiale, che è proprio quella di Angela Merkel, sembra un guardingo «ni»: «La priorità è adesso attivare l'Esm e terminare le trattative sui pagamenti». Ma poi fonti diplomatiche precisano: Berlino è possibilista, è pronta ad accettare un aumento dell'Esm fino a 750 miliardi e «ad accelerare» il versamento delle quote. Alla fine viene trovato un accordo di massima sul trattato costitutivo dell'Esm.
Tutto è in movimento, su tutto si negozia. Con qualche segno di speranza intorno a Bruxelles: gli spread, i differenziali nei rendimenti dei vari titoli di Stato rispetto a quelli tedeschi, che calano, le Borse che chiudono in positivo e l'euro che recupera sul dollaro. Poi a tarda sera, proprio dal cuore dell'Eurogruppo, una prima bozza di accordo che va al di là della chiusura espressa dalla cancelliera tedesca: afferma infatti che «la decisione di raddoppiare la potenza di fuoco dell'Esm a 1.000 miliardi potrebbe essere considerata significativa da mercati e partner internazionali».
Si continua a discutere sul documento, nel frattempo c'è stato anche un incontro fra il presidente stabile della Ue Herman Van Rompuy e il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi. Oggi l'Eurogruppo sfocerà nell'Ecofin, esteso ai ministri finanziari di tutta la Ue, e sarà allora che il tema centrale dei Fondi salva-Stati (due: l'Esm atteso per luglio e quello provvisorio di oggi, l'Efsf) dovrebbe essere affrontato in profondità. Ma già dal consulto della zona euro, emergono segnali importanti, anche in vista del vertice Ue del 30 gennaio. Intanto si è parlato dell'Italia, per lodare l'efficacia e la rapidità delle sue ultime riforme, e del debito della Grecia («negoziato costruttivo», ad Atene si continuerà a trattare fino al 13 febbraio). Si è anche iniziato a discutere del “fiscal compact”, il patto di bilancio. Ma soprattutto, si sono un po' chiarite le varie posizioni proprio intorno alla questione del rafforzamento del Fondo o dei Fondi salva-Stati: favorevoli, con l'Fmi, certamente l'Italia o la Spagna e i Paesi dell'Est ma anche Draghi e il commissario Ue agli affari economici, Olli Rehn,. Contrarie o “fredde” la Germania, l'Austria, l'Olanda, il Lussemburgo. In ogni caso, quella stessa prima bozza d'accordo delinea, per così dire, le modalità di nascita del parapetto anti-crisi: se l'Esm avrà una potenza di «almeno 500 miliardi» (dunque non c'è un limite già fissato) e se si aggiungerà all'Efsf, i Paesi già da oggi si accordano «per accelerare» un versamento dei capitali. L'Esm, propone ancora la bozza, potrà poi ricapitalizzare direttamente le banche in difficoltà, così da impedire alla ricapitalizzazione «di aggiungersi al debito pubblico lordo del paese membro». E potrà entrare in azione ogni volta che i tassi di interesse sul debito di un Paese supereranno un certo limite, «per coprire i costi derivanti dagli interessi». Per ora, sono solo ipotesi: ma con una crisi così, anche le pure ipotesi possono servire da «muro tagliafuoco».
 

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