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Salva-Grecia, Europa verso l’accordo

di Beda Romano

L'atteso salvataggio della Grecia era appeso ieri sera a una difficile riunione dell'Eurogruppo. La speranza di molti era che i ministri finanziari potessero dare il benestare al secondo pachetto di aiuti al Paese mediterraneo. La partita però appariva complessa, se è vero che improvvisamente un accordo con le banche sulla ristrutturazione del debito greco era tornato ad essere oggetto di nuove trattative.
Arrivando a Bruxelles il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble si è voluto realista: «Se non ci fosse niente da discutere non saremmo qui. L'incontro è stato preparato bene, ma c'è ancora qualche dettaglio da discutere», ha spiegato. «Serve ancora chiarezza sul coinvolgimento dei creditori privati, per assicurarci che il debito greco non superi il 120% del Pil entro il 2020». La questione è delicatissima.
Gli ultimi calcoli della Troika rivelano che il debito sarà del 129% del Pil nel 2020 (dal 160% attualmente), quindi superiore all'obiettivo del 120% che i Paesi della zona euro si erano dati come condizione per garantire alla Grecia nuovi aiuti per 130 miliardi di euro. Addirittura, secondo l'agenzia di stampa Reuters, il rapporto prevede che nello scenario peggiore (ritardi nelle riforme e nelle privatizzazioni e recessione più profonda) il debito potrebbe attestarsi al 160% del Pil tra otto anni, cioè allo stesso livello di oggi.
In dubbio è la sostenibilità dell'indebitamento greco. «Tenuto conto dei rischi, il programma greco rimane potenziale vittima di incidenti, con molti dubbi sulla sua solidità», si legge nel rapporto della troika distribuito ieri sera all'Eurogruppo. Presente alla riunione era ieri lo stesso Lucas Papademos che ha presentato ai ministri finanziari il pacchetto di austerità approvato dal suo esecutivo.
Successivamente, il premier greco ha trattato con i rappresentanti delle banche creditrici della Grecia. Finora, l'accordo sulla ristrutturazione del debito prevedeva una riduzione del valore facciale delle obbligazioni di circa il 50% (per ridurre il debito di 100 miliardi). Alcuni governi hanno chiesto che privati aumentino il loro contributo per coprire l'ammanco che si è venuto a creare. Ieri notte circolava l'ipotesi di un taglio al 53,5 per cento.
Soluzione realistica? Difficile da dire. Nodo complesso? Senza dubbio. Anche perché dietro alla richiesta di ridurre il debito greco al 120% del Pil non ci sono solo alcuni Paesi della zona euro, ma anche lo stesso Fondo monetario internazionale: alcuni grandi azionisti del Fondo (in particolare i nuovi e ricchi mercati emergenti) sono preoccupati dalla sovresposizione dell'Fmi alla crisi debitoria dell'Unione monetaria.
La questione non è di poco conto. Il problema non è solo finanziario, ma anche politico. Il timore di molti governi della zona euro è che se le banche dovessero essere costrette ad accettare una riduzione troppo elevata del valore facciale delle obbligazioni, agli occhi dei mercati l'operazione si tradurrebbe in un fallimento della Grecia, tale da scatenare un'ondata di contagio negli altri Paesi della zona euro.
Proprio questo aspetto stava rendendo ieri sera le discussioni particolarmente complesse. Nelle trattative era in discussione anche il ruolo dei titoli detenuti dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali. Se l'Eurosistema dovesse accettare di partecipare alla ristrutturazione del debito greco, questo potrebbe scendere di circa nove punti percentuali, secondo stime circolate a Bruxelles.
A Helsinki, come a Berlino o all'Aja, c'è il timore che la classe politica greca non sia affidabile e che il nuovo denaro abbia l'unico effetto di rinviare l'inevitabile fallimento del Paese mediterraneo. Nel tentativo estremo di rassicurare le opinioni pubbliche più preoccupate, si sarebbe deciso di creare un fondo di garanzia sul quale la Grecia verserebbe gli interessi sui prestiti ricevuti dai suoi partner.
Prima dell'incontro, il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker si era voluto cauto: «Vorrei presumere che giungeremo a un accordo definitivo e finale. La Grecia ha rispettato tutti gli impegni che le avevamo chiesto». Molti osservatori ieri sera speravano che alla fine della nottata si giungesse a un qualche via libera ai nuovi aiuti, almeno politico, lasciando (se necessario) aperti i nodi tecnici più complessi.

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