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Salva banche senza tagli

Adesso che il piano salva-banche è stato definito in Banca Marche, Banca Etruria, Carife e Carichieti ripartono le trattative con i sindacati. Tenendo conto che negli ultimi due anni sono stati dichiarati 1.050 esuberi. Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni chiede ai nuovi amministratori degli istituti, designati dalla Banca d’Italia, «di non imporre ulteriori sacrifici ai dipendenti e che le banche in questione non vengano utilizzate come dei laboratori in cui sperimentare forme di deroghe al contratto nazionale». E avverte: «Non le accetteremo e le contrasteremo con tutti i mezzi».
Nelle quattro banche lavorano oltre 6mila persone (si veda la tabella a fianco) e c’è una situazione diversa. Se in Banca Marche dal 2013 a oggi sono stati concordati 350 prepensionamenti volontari e incentivati entro il 2020 e il nuovo amministratore delegato ha confermato la validità dei vecchi accordi, e in Banca Etruria sono previsti 210 prepensionamenti entro il 2019 su base volontaria e incentivata e 38 giornate di solidarietà per il prossimo triennio e il nuovo amministratore delegato ha confermato la validità dell’accordo, è diversa la situazione degli altri due istituti. In Cariferrara, infatti, dal 2013 a oggi sono stati firmati 2 accordi: uno ha previsto 295 uscite volontarie e incentivate e 20 giornate di solidarietà dal 2015 al 2018, l’altro ha previsto 60 ulteriori esodi volontari e incentivati. Ora però sono venute meno le risorse del Fondo interbancario di tutela depositi e quindi appare in dubbio l’applicazione dell’accordo. In Carichieti a fine ottobre era stata trovata un’intesa su 135 esuberi, gestiti con il fondo di solidarietà, oltre a una serie di misure per mantenere i posti di lavoro. Si tratta però di un’intesa che doveva essere subordinata alla firma di un accordo da raggiungere entro il primo dicembre.
La partita insomma, in due istituti, è aperta e da vedere. Certamente, continua Sileoni, «i lavoratori si stanno già facendo carico da tempo del risanamento degli istituti con le giornate di solidarietà e i prepensionamenti». «La tempestività con cui i commissari straordinari delle quattro banche hanno garantito la continuità di tutti i rapporti di lavoro nelle “bridge bank” è una scelta di buon senso, – interpreta Giulio Romani, segretario generale della First Cisl -. Riconosce come lo spirito di abnegazione, quotidianamente dimostrato dai lavoratori, abbia scongiurato fenomeni di fuga di clienti che avrebbero prodotto conseguenze facilmente immaginabili». Agostino Megale, segretario generale della Fisac Cgil, sottolinea che «i lavoratori delle banche coinvolte hanno creduto e lavorato per il superamento della crisi e il consolidamento delle relazioni fiduciarie con la clientela, ora chiedono di partecipare attivamente alla costrizione del futuro».
Per Massimo Masi, segretario generale della Uilca, «ora i risparmiatori, la clientela, il tessuto sociale, le lavoratrici e i lavoratori possono stare più tranquilli: si è scongiurato il rischio del bail in nel nostro Paese. Da oggi però deve partire un’ondata moralizzatrice».

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