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Salva Banche ristoro automatico sui bond sottoscritti entro agosto 2013

Una data spartiacque: agosto 2013. E i 10.559 obbligazionisti divisi in due gruppi: chi ha sottoscritto i titoli prima di quella data e chi dopo. I primi avranno diritto al rimborso automatico, fermo restando due paletti, Isee e ammontare investito. Gli altri andranno all’arbitrato, gestito dall’Anac di Cantone, per dimostrare la “non adeguata informazione”. Sarebbe questa la soluzione che il governo si appresta a inserire nel decreto legge sulle quattro banche fallite in novembre, atteso per questa settimana in Consiglio dei ministri (ma annunciato e rinviato ormai da quattro mesi).
Ma perché agosto 2013? Il riferimento è all’approvazione della direttiva europea sul
burden sharing, quella che ha sancito la fine del salvataggio pubblico delle banche, a scapito non solo degli azionisti ma anche degli obbligazionisti. A conti fatti, il 70% dei risparmiatori di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara ha comprato i bond senior prima di quella data. Dunque ignorava di dover rispondere in prima persona del fallimento eventuale delle banche. In termini di capitale investito, si parla di 228 milioni su 329 totali, di fatto azzerati con il fallimento dei quattro istituti di credito, sancito dal decreto del 22 novembre.
Se, come sembra, il governo triplicasse il fondo di solidarietà predisposto dalla legge di stabilità (soldi privati del Fondo interbancario di tutela dei depositi), si arriverebbe a 300 milioni, dunque a una cifra in grado di accontentare tutti o quasi. «Ma le cose non stanno proprio così», osserva Alvise Aguti, consulente dell’associazione “Vittime del Salva-Banche”. «I paletti dei ristori automatici rischiano di essere davvero stretti. Si parla di un Isee da 21 mila euro e di un massimo di capitale investito da 20 mila. In pratica, basta avere una casa di proprietà e una pensione da mille euro al mese e si è fuori. Tra l’altro, i titoli azzerati vanno inseriti nel calcolo Isee?». C’è poi la questione della direttiva Ue del 2013 che «vincola gli Stati, ma non i privati, almeno fino a quando non viene recepita e il nostro Parlamento l’ha fatto il 16 novembre del 2015, una settimana prima di sciogliere le quattro banche. Nel 2013 nessuno, neanche la stampa specializzata, parlava di burden sharing. È legittimo tutto questo? Cosa poteva sapere di diverso chi ha comprato i bond nel dicembre del 2013 da chi lo ha fatto qualche mese prima?».
Senza citare poi i 2 mila investitori che hanno comprato quasi 100 milioni di titoli presso sportelli di altre banche, diverse dalle quattro fallite. E di chi lo ha fatto sul mercato secondario. Difficilmente rivedranno i loro investimenti. La sensazione è che si preparano mesi intensi di ricorsi e controricorsi.

Valentina Conte

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