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Salute e formazione, il Welfare cresce nelle piccole imprese

Nel 2017 erano appena 22. Sei anni dopo le aziende italiane campionesse del Welfare sono diventate 105: tutte premiate con il rating 5W del Welfare Index Pmi perché impegnate a sviluppare modelli di Welfare aziendali per i propri dipendenti ma con ricadute importanti anche sulla comunità. Centocinque Pmi virtuose che grazie alle loro scelte possono «sviluppare un ruolo di attori sociali: è una cultura sociale che fa bene al Paese», spiega Lucia Sciacca, direttore comunicazione e Social Responsibility di Generali Italia, mentre presenta la sesta edizione del Rapporto Welfare Index Pmi 2021 promosso da Generali Italia con la partecipazione di Confindustria, Confagricoltura, confartigianato, Confprofessioni, Confcommercio. Oltre a valutare i servizi offerti ai propri dipendenti, il Rapporto misura per la prima volta l’impatto sociale delle iniziative di Welfare aziendale su tutti: lavoratori, famiglie, società. Ecco quindi ad esempio il premio a Natura Iblea, azienda di Ragusa che ha la metà del personale extracomunitario cui l’azienda ha messo a disposizione un servizio di prenotazione vaccini anche per le famiglie. O il caso di Illumia, azienda di Bologna premiata per il terzo anno consecutivo per servizi come il Fondo Welfare per i dipendenti che prevede, tra le altre cose, rimborsi per le spese sanitarie e 1.000 euro per ogni nuovo nato.

Quella del Welfare aziendale «è una storia di successo» sottolinea Marco Sesana, Ceo di Generali Italia. «Il Welfare è un valore che le aziende stanno mettendo in campo allargandolo anche alla comunità, una visione che va allargata, magari in coordinamento con il Welfare pubblico, che quello privato non intende sostituire». In 6 anni le aziende che promuovono progetti di Welfare sono passate dal 9,7% del 2016 all’attuale 21% e, evidenzia il Rapporto, oltre il 64% delle Pmi ha superato il livello iniziale. E il Welfare fa bene a tutti visto che il 54,8% delle imprese che lo ha adottato, ha registrato ritorni positivi sulla produttività.

E il Covid ha dato una spinta importante. Secondo il Rapporto, il 92,2% delle imprese ha messo salute e sicurezza dei lavoratori come valori centrali nella gestione dell’azienda e il 22% di loro ha già studiato iniziative ad hoc per lavoratori e familiari. E durante la pandemia, le imprese hanno attivato iniziative in ambito sanitario, dai servizi diagnostici per il Covid (il 43,8%) alle nuove assicurazioni sanitarie (25,7%). Ma aumentano anche le iniziative per favorire la conciliazione vita-lavoro, dalla flessibilità oraria (35,8%) agli aiuti per la gestione di figli e anziani (7,2%). «Il Welfare — dice Sesana — è strategico per la crescita delle imprese e del Paese e diventa un tema sempre più cruciale per i soggetti più deboli». E il ministro del Lavoro Andrea Orlando promette: «La sfida è riuscire ad integrare il Welfare pubblico con quello privato».

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