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Saltano delega fiscale e pareggio Decreto sviluppo al voto di fiducia

La legge di Stabilità accelera e diventa ufficialmente un provvedimento «omnibus», mentre il decreto Crescita approda oggi alla fiducia finale. Quella di ieri è stata una giornata importante per quest’ultimo scorcio della legislatura, essendo stato definito nelle riunioni dei capigruppo il calendario delle ultime due settimane di lavori. Il Consiglio dei ministri ha peraltro deciso che il governo si opporrà a qualsiasi tentativo di infilare nella legge di Stabilità o in altri provvedimenti «favori elettorali».
Ieri le commissioni Industria e Trasporti della Camera, che stanno esaminando il decreto Crescita, hanno rinunciato a approvare i 400 emendamenti. Il testo che arriva oggi in Aula sarà quello su cui il governo porrà la fiducia. Così non ci sarà bisogno di un altro passaggio al Senato e il decreto sarà definitivamente legge.
L’altro provvedimento-cardine è la legge di Stabilità, per la quale è stato anticipato l’approdo in aula al 17 dicembre, con il sì definitivo il 18, in modo da consentire la terza lettura della Camera entro il 20 dicembre. La commissione Bilancio del Senato sta lavorando all’introduzione delle norme sul Tfr dei dipendenti pubblici (che recepisce una sentenza della Corte costituzionale), il decreto salva-infrazioni, contenente le norme sui Monti bond per MontePaschi e una parte di quello che avrebbe dovuto essere il «milleproroghe».
I relatori, Giovanni Legnini (Pd) e Paolo Tancredi (Pdl) hanno annunciato «novità significative» anche sul patto di Stabilità degli Enti locali e sulle ricongiunzioni dei contributi previdenziali. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ieri ha illustrato in commissione la bozza di emendamento. Saranno ricongiunti gratuitamente i versamenti di quanti sono passati dal pubblico impiego all’Inps prima del luglio 2010; mentre chi oggi è dipendente pubblico e ha anche contributi in precedenza versati all’Inps, potrà avere la ricongiunzione gratuita solo per la pensione di vecchiaia.
Non c’è ancora un accordo invece su uno dei provvedimenti controversi della Stabilità: la Tobin Tax, ovvero la tassazione sulle transazioni finanziarie. La proposta del governo, su cui manca l’accordo, prevede, tra le altre cose, aliquote differenziate per le azioni trattate in mercati regolamentati e non regolamentati (rispettivamente allo 0,1% e allo 0,2%). La tassazione partirebbe dal 1 marzo 2013 e dunque nel primo anno si prevederebbe un’aliquota di compensazione per mantenere invariato il gettito. Altro nodo da sciogliere è quello della copertura dell’aumento di risorse per gli ammortizzatori in deroga (422 milioni), anche se trovare risorse alternative, rispetto a quelle individuate nei fondi per la formazione, appare piuttosto difficile.
Sembrava spacciato ieri mattina il disegno di legge sul Pareggio di bilancio a causa del contrasto sull’Organismo indipendente di controllo sui conti pubblici che per il Senato dovrebbe essere monocratico, mentre, per la Camera, composto da tre membri. Oggi in aula, alla Camera, si saprà se si è trovata un’intesa o se la norma dovrà essere stralciata per consentire alla legge di essere varata.
Niente da fare per la Delega fiscale, della quale si salverà qualche norma che verrà caricata nella Stabilità, forse quella sull’autoannullamento delle «cartelle pazze». Allo stesso modo potrebbe finire nella Stabilità qualche norma organizzativa del decreto sulle Province, ormai andato alla deriva.
Quanto al decreto sull’Ilva, è stato inserito nel calendario del Senato il 19 dicembre, forse insieme al ddl sulla Professione forense. Nel caso dell’Ilva non c’è fretta perché la scadenza del decreto è fissata al primo febbraio e le Camere lo possono convertire anche una volta sciolte.
Si è persa ogni speranza invece per la legge elettorale la cui discussione formale non è mai iniziata. Ieri invece il Consiglio dei ministri ha condiviso la proposta della Conferenza Stato-Regioni sulle Regioni che devono essere prese come parametro per il taglio dei costi della politica: l’Umbria è stata scelta per quanto riguarda la retribuzione dei presidenti di Giunta, l’Emilia Romagna per i consiglieri regionali e l’Abruzzo per i finanziamenti ai gruppi consiliari.

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