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Salta l’estensione della Robin tax

Il decreto del fare viaggia verso la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale non senza tribolazioni. Ancora ieri, a tre giorni di distanza dall’approvazione da parte del consiglio dei ministri, i tecnici di Palazzo Chigi e del ministero dell’Economia hanno lavorato agli ultimi nodi relativi alle coperture delle misure su bollette elettriche e finanziamenti agevolati per l’acquisto di macchinari industriali.
Perde vigore la manovra di “pulizia” fiscale delle tariffe elettriche che doveva garantire alle famiglie e a una vasta platea di imprese vantaggi globali valutati dal ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato in 550 milioni di euro l’anno. Per raffreddare i costi dell’elettricità la bozza del decreto predisposta all’inizio della scorsa settimana prevedeva l’eliminazione di alcune addizionali fiscali comprese nella componente A2 delle bollette, compensando il mancato introito per lo Stato, valutato in 135 milioni di euro l’anno, con un inasprimento della cosiddetta Robin Tax, l’addizionale Ires assegnata alle imprese energetiche, abbassando la soglia del fatturato delle imprese interessate. Altri 250 milioni dovevano derivare da un’attenuazione dei rimborsi garantiti a coloro che ancora usufruiscono dei sussidi del vecchio meccanismo Cip6 del 1992, allora varato per agevolare la diffusione della produzione elettrica da fonti verdi, ma poi progressivamente esteso al finanziamento di altre fonti energetiche alternative anche inquinanti.
Nel susseguirsi di riscritture il decreto è cambiato. Rimane l’attenuazione dei sussidi Cip6 parametrando gli adeguamenti periodici non alle quotazioni del greggio, ma alle più tenui (almeno in questa fase storica) quotazioni internazionali del gas metano. Ma sull’onda delle vibrate proteste degli operatori energetici l’estensione della Robin Tax alle imprese minori è stata dapprima resa più blanda e poi, nel testo aggiornato a ieri sera, del tutto eliminata. Una sola certezza: la promessa di Zanonato sullo “sconto” elettrico diventa, di ora in ora, sempre più aleatoria.
Per il resto gli articoli del decreto dedicati all’energia registrano molte conferme e qualche integrazione. Per il mercato finale del gas nel testo resta il ridimensionamento dei clienti di maggior tutela, che d’ora in poi saranno solo quelli domestici, in nome della progressiva scomparsa delle ex tariffe amministrate che presto interesserà anche il mercato elettrico in quanto incompatibili con un vero scenario liberalizzato. Confermate, anche se con qualche aggiustamento, le disposizioni che dovrebbero accelerare la riforma delle gare per le concessioni locali nella distribuzione del metano. L’ultima versione del provvedimento prevede uno slittamento delle prossime gare per un massimo di quattro mesi, ma con scadenze a quel punto perentorie, pena un commissariamento regionale delle amministrazioni inadempienti.
Ricompare, nell’ultima versione disponibile, la norma sulla razionalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti che prevede la possibilità di riconvertire una parte delle vecchie stazioni di servizio, che altrimenti andrebbero chiuse, in impianti per il solo rifornimento di gas metano da autotrazione, contribuendo così a sanare la carenza di punti vendita sul territorio.
Qualche difficoltà di troppo caratterizza anche la cosiddetta nuova “legge Sabatini”. Come anticipato ieri dal Sole 24 Ore, il plafond messo a disposizione dalla Cassa depositi e prestiti, almeno per ora, si dimezza: «L’importo massimo è di 2,5 miliardi incrementabili, sulla base delle risorse disponibili o delle necessarie coperture, fino al limite massimo di 5 miliardi secondo gli esiti del monitoraggio sull’andamento dei finanziamenti effettuato dalla Cdp». Di conseguenza, si dimezza la dote che lo Stato mette a disposizione per ridurre il tasso di interesse sui finanziamenti di circa 2,7 punti. Si passa da 383 a 191,5 milioni di euro spalmati in otto anni. Tuttavia, anche per questa dote dimezzata, ieri si era ancora al lavoro sulle coperture. In un primo momento, infatti, si pensava di attingere a una parte del gettito derivante dall’estensione della Robin Tax alle imprese energivore di dimensioni minori. Saltata quest’ultima ipotesi, va individuata un’alternativa.
Il testo, nel frattempo, è stato ritoccato anche in altri punti. Ad esempio sull’Agenda digitale, la cui cabina di regia diventerà ancora più pletorica con l’inclusione di un presidente di Regione e di un sindaco designati dalla Conferenza unificata. Salta invece il trasferimento a Palazzo Chigi del coordinamento del Desk per l’attrazione degli investimenti esteri. Per quanto riguarda la nautica, il regime forfettario al 20% per il noleggio occasionale sarà applicabile entro un limite di 40 giornate annue (e non 60 come nella precedente bozza). Confermate le altre misure del decreto, compreso il rinvio dell’entrata in vigore della Tobin Tax (si veda Il Sole 24 Ore di ieri).

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