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Salta la fusione Tim-Oi ma Telecom è pronta a uscire dall’Argentina

MILANO
Il finanziere russo Mikhail Fridman rinuncia a fare da mediatore tra la brasiliana Oi e l’italiana Tim, che fa capo al gruppo guidato da Marco Patuano, e ritira la sua offerta da 4 miliardi di dollari. Attraverso LetterOne Fridman aveva messo a disposizione cassa per agevolare l’integrazione tra Tim e il quarto operatore carioca che è oberato dai debiti. Ma Telecom era sempre rimasta fredda nei confronti di un’offerta, giudicata «irricevibile», che la relegava ad una quota e a un ruolo minoritario. La proposta del finanziere russo prevedeva che LetterOne avrebbe avuto il 43-45% del nuovo gruppo nato dalla fusione e Tim il 30-35%. E così l’equilibrio finanziario di Oi, che è oberata di debiti in dollari e deve fare i conti con un fatturato in real che va calando per la recessione, si fa sempre più delicata, mentre Tim resta alla finestra per capire come evolverà il consolidamento delle tlc carioca. A giorni dovrebbe inoltre partire la gara per Nextel, operatore di telefonia mobile brasiliano che fa capo ad alcuni fondi di private equity. Tim ha bisogno di più frequenze, e un’integrazione o con Oi o Nextel gli permetterebbe di raggiungere il risultato in tempi brevi. Tuttavia se le nozze con il quarto operatore sono complicate sia da aspetti regolatori sia dal fatto che Patuano dovrebbereperire anche nuove risorse sul mercato, Nextel è un boccone più digeribile ma non avrebbe la rete fissa che invece porterebbe in dote Oi.
Se quindi in Brasile la situazione è ancora fluida e i prossimi mesi saranno cruciali per capire il da farsi, dall’Argentina invece si va profilando una soluzione in tempi brevi. A fine 2013 Patuano aveva ceduto alla Fintech del finanziere messicano David Martinez la quota di controllo di Telecom Argentina per 961 milioni di dollari, di cui 630 saranno pagati solo dopo il sospirato via libera delle autorità di Buenos Aires. Ma il governo dell’allora presidente Cristina Kirchner aveva più volte ostacolato l’ascesa di Martinez. Mercoledì, invece, Fintech ha annunciato i termini dell’Opa obbligatoria sul 49% che è ancora flottante di Telecom Argentina, confidando che l’Afsca – neonata authority delle tlc che ha inglobato anche competenze antitrust – possa ribaltare il verdetto negativo della vecchia autorità, l’Aftic. E in proposito Martinez ha offerto ai soci del secondo operatore di Buenos Aires 46 pesos per ogni Telecom Argentina, meno dei 55 a cui tratta il titolo in Borsa, e meno di quanto riconosciuto ai tempi a Telecom Italia per la sua partecipazione di maggioranza. Va detto che Telecom, cedendo il pacchetto di Sofora, che a cascata tramite Nortel Inversora controlla in trasparenza il 22% del gruppo, aveva negoziato un premio e un prezzo in dollari, che al cambio di oggi dopo la svalutazione della moneta locale, equivarrebbe a 66 pesos. E così i soci di minoranza di Telecom Argentina hanno un motivo in più per “ringraziare” la Kirchner.
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