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Salta il fondo per ridurre le tasse

ROMA – Ancora a tarda serata era dato per certo. La sorpresa dell’ultima ora è invece che il fondo per il taglio delle tasse non c’è. La delega uscita da Palazzo Chigi vede scomparire una novità del testo su cui erano in pochi (fra gli stessi ministri) a dubitare. Non solo. Anche la tanto annunciata “carbon tax” verrà rivista e corretta prima del suo approdo definitivo all’esame delle Camere.
Niente, dunque. Nel comunicato del Governo, la previsione iniziale si annacqua in una sorta di generica dichiarazione di intenti («razionalizzare il prelievo in funzione dell’equità e della rimozione di distorsioni comporterà una redistribuzione del prelievo, ma questa resterà confinata all’interno dei singoli comparti»). Ben altra cosa rispetto alla bozza presentata ai ministri su cui aveva lavorato sino all’ultimo il sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani. E che prevedeva un impegno da parte dell’Esecutivo a dirigere il gettito conseguente alla riduzione dell’evasione in «un apposito fondo strutturale» destinato a finanziare sgravi fiscali, pur nel rispetto dei vincoli di bilancio e del patto di stabilità.
Nei corridoi si racconta di una discussione contrastata all’interno del Consiglio, attorno alla norma che ha diviso i ministri fra alcuni, propensi a fare il passo simbolico, e altri decisamente più cauti sulla linea di apertura. «Meglio non vendere la pelle dell’orso prima del tempo», è stata la battuta usata per spegnere ogni estremo tentativo di condurre in porto il fondo taglia-tasse. Con il premier Monti intento ancora una volta a ribadire la serietà e il senso della misura necessari nell’azione di riforma del Governo. In questo – è la confidenza fatta da uno dei partecipanti alla riunione – c’è il voler rimarcare attraverso atti concreti la differenza con la vecchia “politica” delle promesse: noi siamo tecnici e procediamo per gradi, indifferenti a qualunque tipo di strategia di carattere elettorale.
Un copione già visto e che si è ripetuto a distanza di pochissimo tempo. Il fondo taglia-tasse, infatti, aveva già fatto capolino nello schema del decreto legge sulle semplificazioni fiscali, salvo poi essere cancellato proprio nel corso del Cdm di approvazione del provvedimento. Anche in quell’occasione le motivazioni fornite dal Governo riguardarono la prudenza nel non voler creare false aspettative nei contribuenti. In sostanza, così come allora, il nodo resta la dote con cui far decollare il fondo destinato a ridurre la pressione fiscale sui cittadini e le imprese.
L’altro elemento su cui si è acceso il dibattito nel Governo è stata la possibile introduzione di forme di tassazione volte a preservare e garantire l’equilibrio ambientale e la revisione delle accise sui prodotti emergeteci in funzione del contenuto di carbonio. La versione portata dall’Economia al tavolo, già frutto di una lunga mediazione condotta dallo stesso sottosegretario Vieri Ceriani tra il ministero dello Sviluppo economico e quello dell’Ambiente, si è arenata dinanzi alle posizioni dissonanti espresse nella riunione. E che, alla prova dei fatti e dell’approvazione della norma, sono risultate alla fine ancora distanti. Per la stesura definitiva della nuova “carbon tax” sarà dunque necessario anche l’intervento sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà.

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