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In salita la via per la bad bank

La Commissione Ue dà disco verde al progetto delle singole bad bank nazionali. Ma nello stesso tempo chiarisce: qualsiasi iniziativa dovrà rimanere nell’alveo delle norme Ue relative al settore bancario e, soprattutto, essere coerente con le regole europee in materia di aiuti di Stato. Tradotto: perchè le bad bank possano comprare gli Npl dai singoli istituti, o lo faranno ai normali prezzi di mercato oppure potranno aiutare le banche solo in caso di dichiarata difficoltà.
Paletti rigidi, insomma, che rendono difficilmente praticabile l’ipotesi di varare quindi una bad bank di sistema che aiuti le banche a sgravarsi del fardello di Npl. E che lo permetta soprattutto senza che questo significhi in automatico finire in risoluzione. A lungo il tema è stato oggetto di riflessioni anche in Italia, dove la piattaforma ci sarebbe pure, ovvero la Rev. Lo stesso Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, lo scorso febbraio, in occasione dell’Assiom Forex di Verona, aveva auspicato «adeguati incentivi» all’adesione volontaria allo schema. Diversamente, il processo di cessione sarebbe apparso «eccessivamente rigido e di fatto impraticabile».
Un messaggio rivolto a Bruxelles che però appare caduto nel vuoto. Secondo il piano presentato ieri dalla Commissione – progetto peraltro studiato in maniera congiunta con la Vigilanza europea, Eba e il Single Resolution Board – gli Stati potranno mettere in piedi, se lo vorrannno, società nazionali di gestione degli attivi. L’idea è di assistere gli Stati membri che lo desiderano nel processo di ristrutturazione delle banche locali. In questo senso Bruxelles ha fornito orientamenti non vincolanti sotto forma di schema orientativo, sulla scorta delle esperienza maturate in Irlanda e Spagna con il varo delle rispettive Nama e Sareb.
Nel documento pubblicato ieri la Commissione dettaglia nello specifico qual è l’assetto consentito di tale società (che potrà essere a capitale misto pubblico/privato), e indica una serie di principi comuni per la istituzione, la gestione e il funzionamento delle Amc.
In ogni caso, come detto, le Asset management company dovranno operare nel rispetto dell’attuale cornice legale europea, e rispettare in particolare il quadro della Brrd. Questo significa che, a prescindere dal fatto che le banche vadano in risoluzione, in liquidazione secondo le procedure fallimentari nazionali (come nel caso delle due Venete) o, in casi eccezionali, in ricapitalizzazione precauzionale, qualora l’Amc acquisti Npl a un prezzo superiore a quello stimato valore di mercato (il cosiddetto Emv), l’operazione comporta un aiuto di Stato. E in particolare per l’importo pari alla differenza tra il prezzo di trasferimento effettivo degli Npl (Tp) e il valore di mercato. Per essere attuata, quindi, la transazione dovrà prima essere approvata dalla Commissione. E affinchè l’ok ci sia, il prezzo di trasferimento non potrà comunque eccedere il valore economico reale (Rev) degli Npl. La valutazione delle attività deteriorate dovrà poi essere condotta da esperti indipendenti e convalidato dall’autorità competenti.
Ovvio che di fronte a queste condizioni stringenti, è difficile che le banche aderiscano volontariamente allo schema della bad bank. O la vendita di Npl all’Amc avverrà a prezzi di mercato, oppure cedere Npl sarà possibile solo per le banche in chiara difficoltà.

Luca Davi

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