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Salini prende il controllo di Impregilo

Salini è il nuovo padrone di Impregilo. Dopo nove mesi di violento scontro, Gavio è costretto a cedere lo scettro al rivale. La battaglia dell’anno per il più grande gruppo italiano di costruzioni si chiude con la vittoria del gruppo romano che sul filo di lana batte in assemblea la famiglia di Tortona e si prende tutto il cda. Il banchiere Claudio Costamagna, ex Goldman Sachs, è il nuovo presidente del gruppo, che sarà guidato dallo stesso Pietro Salini (oggi ci sarà l’assegnazione delle deleghe). Meno di un anno fa Salini non era neppure socio con un’azione. In nove mesi ha scalato Impregilo, con lo scopo di creare un campione nazionale delle costruzioni (ma non delle concessioni). E oggi brinda al successo.
Si chiude un’era con l’uscita dal cda di Gavio, entrato in Impregilo nel 2005 (dopo che i Romiti avevano passato la mano). Ma non cala però il sipario perché ora che si ribaltano i ruoli, con Salini al comando e Gavio a fare da socio di minoranza darà battaglia e si prepara alle barricate per fare ostruzionismo. In ogni caso, da oggi cambia tutto. Dopo sette anni Gavio, prima socio del tandem Benetton-Ligresti, viene detronizzato da una battaglia assembleare (unicum nella storia di Piazza Affari, primo caso di proxy fight all’anglosassone). Ora per i prossimi tre anni Impregilo sarà guidata da un cda targato Salini con consiglieri scelti tra varie personalità del mondo dell’industria e della finanza (dal presidente di Vodafone Italia Pietro Guindani al manager Giorgio Rossi Cairo) fino alla moda (la imprenditrice-designer Laudomia Pucci). A Gavio va un solo rappresentante (Giuseppina Capaldo).
Nessuna sorpresa, dunque, nessuno scossone rispetto a giovedì scorso quando Salini, nonostante il congelamento della deleghe, aveva mandato in minoranza Gavio. Il rinvio di cinque giorni non ha cambiato le carte in tavola e il copione è stato identico. E non solo perché Salini, assistita dalla banca d’affari Rothschild, poteva contare sull’1,9% in più di voti (le 745 deleghe raccolte, un successo per Marini capo di Proxitalia del gruppo Georgeson), decisivi. Ma soprattutto per l’appoggio cruciale di Amber, vincitore morale della partita. Con il suo 7,2% diretto, più un altro 1,2% indiretto, e schierandosi apertamente a favore di Salini, il fondo ha decretato il successo dei romani, visto che lo scarto con Gavio è stato appena del 2% (51 contro 49): «Una scelta difficile e sofferta che non è sulle persone ma si basa sui piani e secondo noi quello di Salini crea più valore» ha dichiarato Umberto Mosetti. Inutile l’appoggio a Gavio di Mediobanca, che ha difeso l’attuale cda ricordando come abbia creato valore negli ultimi due anni e ammonendo contro le conseguenze negative di una revoca.
Già lunedì sera si era diffusa la sensazione che Salini avesse vinto e anche l’assenza ieri di Beniamino Gavio è stata letta in sala come un segnale premonitore. Ma solo quando un compassato e pacato Pietro Salini ha preso la parola si è avuta la certezza che la partita era ormai decisa: sparito ogni accento polemico, scomparsa ogni aggressività verbale, l’imprenditore ha fatto un discorso istituzionale, volando alto e tendendo la mano al rivale Gavio. «Mettiamo insieme due aziende sane per creare un colosso. Crescere è obbligato, gli azionisti devono lavorare fianco a fianco e il progetto di fusione va valutato senza pregiudizi» ha auspicato. Un discorso che è la sintesi il clima della giornata: dopo la bagarre e la rissa sfiorata la settimana scorsa ieri si è vista un’assemblea normale, a tratti noiosa, dove Salini ha voluto sottolineare i suoi propositi industriali e il piano di fusione (al quale stanno lavorando i consulenti di Boston Consulting Group).
Peccato che Gavio quella mano tesa non la accetta. Sarà guerra, ha minacciato un agguerrito Bruno Binasco, il braccio destro di Gavio: «Di fronte a questa revoca ingiustificabile e a programmi tanto mirabolanti quanto irrealizzabili, abbiamo il preciso dovere di tutelare l’integrità di Impregilo». Un comunicato di Igli ha sottolineato che Gavio si opporrà «con ogni mezzo al tentativo di spoliazione di Impregilo attraverso operazioni oblique con parti in macroscopico conflitto di interesse». Il sipario non è ancora calato.

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