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Salini: più competitivi con Impregilo

Sta per entrare nel vivo la fase finale della lunga saga Impregilo. Domenica prossima a Milano ci sarà il consiglio di amministrazione sul preconsuntivo del 2012, al termine del quale sarà rilasciata anche una indicazione di range sull’atteso ricco dividendo connesso al provento straordinario derivante dalla cessione della controllata brasiliana Escorodovias (per l’importo puntuale della cedola occorrerà attendere la redazione del progetto di bilancio, il 25 marzo). Entro mercoledì prossimo, poi, la Consob si pronuncerà sull’Opa totalitaria lanciata dal gruppo Salini che è stata già approvata dall’Antitrust e scatterà ufficialmente il 15 marzo per concludersi esattamente un mese dopo.
Se tutto andrà secondo le attese prevalenti, il consolidamento nel settore italiano delle costruzioni finirà per delinerare scenari industriali e finanziari nel segno della novità. Da un lato, Salini sarà atteso alla prova del ruolo di campione nazionale delle grandi opere, con l’obiettivo di entrare nei primi 12 gruppi operanti in Europa entro il 2015 (mentre una decina di anni fa fatturava solo 130 milioni di euro); inoltre finiranno sul mercato alcuni asset non considerati strategici dalgruppo (società attive nella desalinazione, nello smaltimento rifiuti e nell’impiantistica) ma sicuramente interessanti per una serie di potenziali compratori. Dall’altro lato, se aderirà all’Opa, l’attuale socio-rivale Gavio potrà disporre di una potenza di fuoco per aprire altri dossier in grado di movimentare la Borsa. Il tutto nel contesto in cui finalmente si sarà data voce in capitolo al mercato nella soluzione di un conflitto di strategie tra soci anziché risolverlo – come accaduto in troppi altri casi – per vie opache ignorando l’azionariato diffuso.
Secondo il direttore generale di Salini, Massimo Ferrari, è significativo che analisti, investitori e banche stiano dando segnali di apprezzamento per una operazione industriale coraggiosa – oltre che rispettosa del mercato – finalizzata a unire due società italiane, in un momento particolarmente difficile per l’economia nazionale (con una crisi congiunturale finanziaria di molte aziende, che tra l’altro scoraggia i buyout e tende a limitare le operazioni straordinarie a salvataggi o delisting): a suo parere si tratta di un’occasione forte per inserirsi nel trend di concentrazioni internazionali nel mercato delle grandi infrastrutture, che cresce più del Pil mondiale e offre una redditività maggiore nei megaprogetti: dimensioni ed economie di scala – ad di là delle stesse competenze – diventano sempre più fondamentali per la competitività. I progetti di valore superiore al miliardo di euro hanno infatti una redditività attesa pari a 2,5 volte quella dei progetti di importo inferiore ai 50 milioni.
Il valore del mercato globale delle costruzioni di riferimento per Impregilo e Salini viene da loro stimato in oltre 600miliardi di euro nel periodo 2013-2015. Dovrebbe crescere a un ritmo del 9% annuo: se Impregilo conta di aggiudicarsene l’1,6%, il nuovo gruppo integrato potrebbe superare il 3%. Del resto, da quando le due società hanno cominciato a partecipare insieme a gare, ne hanno vinte 4 su 6. In Italia – oltretutto il mercato più difficile per complessità normative e pratiche – la crescita, se va bene, non supererà il 2 per cento; quindi è imperativa la concentrazione degli sforzi commerciali e di sviluppo industriale all’estero, con un occhio di riguardo ai mercati emergenti, che presentano i tassi di espansione più accentuati. Nel 2012 Salini ha realizzato un valore della produzione di 1,8 miliardi, con un Ebitda a 192 milioni; il portafoglio ordini è stabile a 10 miliardi ed è comparso un indebitamento di 173 milioni dopo l’investimento per 292 milioni nel capitale Impregilo (valutato al costo). A livello europeo, nel settore dei general contractor sono nove le principali aziende – cresciute normalmente per linee esterne, fuori dai loro confini nazionali – che superano i cinque miliardi di euro di giro d’affari annuo: il gruppo che nascerebbe dall’integrazione Salini-Impregilo si propone di raggiungere nel 2015 un fatturato superiore ai sei miliardi di euro. Per Salini, comunque, l’ideale è che la sua Opa non abbia un successo proprio “totalitario”, nel senso che preferirebbe poter mantenere la quotazione di Impregilo.

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