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Salini nella stanza dei bottoni di Impregilo

Pietro Salini è il nuovo amministratore delegato, ma Alberto Rubegni lascia la guida di Impregilo con una standing ovation da parte di tutti i soci e dei dipendenti presenti in assemblea. Con una maggioranza «risicata» del 51% il terzo gruppo di costruzioni italiano che ha rastrellato in Borsa il 29% di Impregilo, è riuscito a far nominare un proprio consiglio di amministrazione. Un’anomalia che ieri alcuni soci non hanno mancato di far notare, pur appoggiando il progetto di Salini. Tra questi Nextam Partners (0,2% del capitale) «unico tra i fondi italiani» e Amber Capital (8,5%), che è stato invece il solo fondo internazionale a intervenire in assemblea. «È stata una scelta durissima – ha spiegato Umberto Mosetti di Amber -. Dopo lunghe analisi e discussioni abbiamo ritenuto preferibile il piano Salini perché offre maggiori prospettive di realizzazione di valore, anche nel breve termine ». Come a dire che Amber punta a incassare il dividendo straordinario da 800 milioni che Pietro
Salini ha promesso ai soci a fronte della vendita degli asset non strategici di Impregilo, a cominciare da Ecorodovias. Per la prima volta è intervenuta in assemblea anche Mediobanca (1,93% di Impregilo), che invece ha appoggiato il piano di Gavio «che consente la maggiore creazione di valore nel lungo termine».
Con un lungo discorso dai toni pacati, Pietro Salini ha rassicurato tutti i soci, ribadendo il suo impegno «a gestire l’azienda nell’interesse di tutti», con grande trasparenza e «senza trucchetti». Salini ha poi promesso che una fusione tra i due gruppi potrà essere fatta solo con il voto della maggioranza dell’assemblea, confidando di riuscire «a convincere anche il gruppo Gavio» della bontà del suo progetto industriale. Ma al di là dei proclami trovare un accordo con il gruppo di Tortona sarà un’impresa ardua, dato che Salini finora ha attaccato sia Gavio sia i manager dell’Impregilo. «Questo è soltanto il primo atto di un durissimo scontro che non abbiamo voluto – ha precisato Igli in una nota -. Da oggi ci opporremo con ogni mezzo al tentativo di spoliazione della società». Bruno Binasco, amministratore unico di Igli, è intervenuto in assemblea per rilevare «l’asimmetria informativa
tra il gruppo Gavio e Salini» alludendo al fatto che alcuni azionisti che hanno votato con l’azienda romana «fanno capo a dei fondi con sede alle isole Cayman». Binasco ha precisato come la promessa di un maxi dividendo per Ecorodovias, «non potrà essere onorata prima del 2014», dato che la cessione delle attività brasiliane non sarà perfezionata entro fine anno, e quindi Impregilo non potrà distribuire più delle riserve che ha in bilancio (200
milioni in tutto). Oggi si svolgerà il primo consiglio della nuova gestione formato da nove consiglieri indipendenti (di cui uno solo in quota Gavio) su 15. Il presidente non esecutivo Claudio Costamagna percepirà uno stipendio di 200mila euro, agli altri 14 membri, compreso l’ad Pietro Salini, spetterà una remunerazione di 50mila euro. Se quindi Impregilo dovrà farsi carico delle cause di quei consiglieri, tra cui Rubegni, che sono stati appena
revocati senza giusta causa, almeno risparmierà sui compensi del nuovo board. Ma la situazione di stallo che si è creata tra i due soci rende difficile per Impregilo portare avanti la normale operatività (ieri le azioni hanno perso il 2,3%). «E adesso si lavora – ha dichiarato Salini a margine dell’assemblea – riportiamo un po’ di tranquillità in azienda per tornare a vincere le gare e per concentrarsi sulle costruzioni».

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