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Salini lancia l’Opa su Impregilo

Potrebbe presto essere scritta la parola fine alla contesa che, da oltre un anno, sta bloccando lo sviluppo del principale gruppo italiano nel settore delle grandi opere. Il gruppo Salini è pronto a lanciare un’Opa (offerta pubblico di acquisto) su Impregilo a un prezzo di 4 euro per azione, contro una quotazione di Borsa, secondo la chiusura di ieri, a 3,85 euro. Un’operazione che porta il valore della società ben oltre 1,6 miliardi, superando ancora una volta i suoi massimi storici.
L’azienda del costruttore romano è, al momento, appena al di sopra del 29 per cento del capitale, la stessa quota di cui può disporre il gruppo guidato da Beniamino Gavio: ma nell’ultima assemblea dei soci Salini, grazie all’appoggio di alcuni fondi di investimento, è riuscito a prendere il controllo di Impregilo e nominare il consiglio di amministrazione. Tutto ciò non ha però messo la parola fine alla guerra legale tra i duellanti, in una vicenda in cui sono protagonisti anche la magistratura (che ha aperto una inchiesta per aggiotaggio in cui è indagato lo stesso Salini) e l’Antitrust.
Ma il lancio dell’Opa da parte di Salini spa potrebbe rappresentare la soluzione: se Gavio decidesse di apportare il suo pacchetto azionario potrebbe monetizzare il suo investimento con una discreta plusvalenza, avendo in carico i titoli a 3,65 euro, e si andrebbero a chiudere con tutta probabilità anche i contenziosi legali. Tuttavia Gavio potrebbe anche decidere di rilanciare, visto che il premio pagato da Salini al mercato rispetto ai corsi di Borsa non è molto elevato. In ogni caso, ieri, dal suo quartier generale di Tortona, Gavio non ha voluto rilasciare dichiarazioni riservandosi di esaminare con attenzione l’offerta e decidere il da farsi.
Ma questo lo si capirà meglio nei prossimi giorni. Quello che è certo, sono i termini dell’Opa lanciata da Salini, che si è valso come advisor di Imi, Rothschild e Natixis. Come si legge nel comunicato ufficiale per il mercato l’offerta — tolta la quota già in possesso del gruppo romano — riguarda il 70,16% del capitale totale di Impregilo. L’esborso massimo, spiega la nota, sarà quindi pari al massimo a 1,129 miliardi di euro, e «incorpora un premio del 4,6%» rispetto al prezzo di Borsa di ieri, pari a 3,82 euro ad azione. Il premio, invece, sale al 28,6% se si confronta con il prezzo di un anno fa.
L’obiettivo di Salini è quello di mantenere la società quotata in Borsa e di creare «un campione nazionale e rilanciare lo sviluppo di Impregilo attraverso una più efficiente ed efficace gestione ». Ma, soprattutto, l’obiettivo di Salini rimane quello di sempre, fin da quando è iniziata la scalata alla società: fondere Impregilo con la stessa Salini. Dal punto di vista finanziario, anche se si tratta di un’Opa da 1,13 miliardi, Salini potrebbe arrivare a spendere molto ma molto meno. L’operazione potrebbe essere finanziata, oltre che dalle banche, anche dalla cassa della società obbiettivo. Grazie alla vendita della controllata sudamericana Ecorodovias, che ha fruttato oltre 925 milioni di euro, ora Impregilo può disporre di liquidità per oltre un miliardo di euro. Anche per questo motivo il titolo in Borsa è salito del 155% dal settembre scorso, quando è avvenuta la cessione oltre oceano, con il mercato che ha scommesso sulla possibilità che il consiglio di amministrazione decidesse di distribuire un super dividendo con parte della cassa. E chi è salito sul carro di Impregilo al momento giusto ora può monetizzare l’investimento.

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