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Salini Impregilo vende Todini e riporta il flottante al 30-35%

MILANO
— A distanza di due anni Pietro Salini ripresenta al mercato il suo piano di crescita per il campione nazionale delle costruzioni, solo che nel frattempo l’imprenditore romano ha rilevato il controllo di Impregilo, ha lanciato un’Opa sulla società, l’ha fusa nella Salini Costruzioni e si appresta a ripristinare il flottante, che oramai è ridotto al 12% del capitale.
Il piano annunciato ieri per il 2014-2017 ha obbiettivi meno ambiziosi rispetto al quello di due anni fa, poichè tiene conto delle nuove complicazioni in Venezuela e perché ora Pietro Salini preferisce «sorprendere gli investitori in positivo». A fine 2017 il gruppo stima di arrivare a 7 miliardi di ricavi, con un margine lordo di 800 milioni e un risultato operativo di 500, obiettivi che ad eccezione del fatturato sono leggermente inferiori rispetto al vecchio piano 2013-2016. Lo scorso anno, invece, la società ha chiuso il bilancio pro forma con 3,97 miliardi di ricavi (+13,6%), un mol raddoppiato a 426 milioni (pari al 10,7 delle vendite), un risultato operativo sestuplicato a 234 milioni (il 5,9% dei ricavi) e profitti per 99 milioni. Risultati che però non tengono conto del bilancio di Todini (il cui mol 2013 era negativo per 60 milioni), perché la società di costruzioni, in accordo con Luisa Todini, sarà ceduta entro fine anno. Per il 2014 Salini-Impregilo conta invece di aumentare i ricavi del 10% a 4,4 miliardi, con un mol superiore a 440 milioni (il 10 dei ricavi) e un risultato operativo di 120 milioni (il 5% del fatturato). Grazie alla generazione di cassa, alla vendita di Fisia Babcock per 140 milioni e all’aumento di capitale finalizzato a ricostituire il flottante, la società che a fine dicembre aveva 332 milioni di debiti arriverà ad avere della liquidità, cassa che a fine 2017 salirà a quota mezzo miliardo. «Vogliamo avere liquidità per ottenere un rating e collocare sul mercato nuovi bond – ha detto Salini – ma vogliamo avere cassa anche per cogliere le opportunità che si presenteranno sul mercato ». E questo vale sia per partecipare a nuove e importanti gare l’obiettivo annuo è di aggiudicarsi 7 miliardi di portafoglio di qui al 2017 – sia per acquisizioni. «Stiamo valutando alcuni target interessanti – ha ammesso Salini, che per ora frena sulla cedola – il dividendo 2014 sarà pari al 20% degli utili perché la maggior parte delle risorse verrà investita per creare valore». In questi giorni il management partirà per una serie di incontri con gli investitori, in vista di restituire alla società un flottante adeguato per tornare nel Ftse-Mib e pari al 30-35%. In proposito Salini dovrebbe lanciare un aumento di capitale riservato agli istituzionali pari al 10% e vendere un altro 10% delle azioni detenute dalla famiglia.
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