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Salini-Impregilo, tensione sulla cessione di Ecorodovias

È un botta e risposta senza esclusioni di colpi quello tra il management di Impregilo (espressione del gruppo Gavio) e Salini. Una battaglia che sta diventando sempre più legale: con esposti alla Consob (uno di Salini e ben quattro dal fronte Gavio) e con gli avvocati dello studio Erede e Chiomenti impegnati in trincea. L’impressione, tra gli addetti ai lavori, è che la resa dei conti finale per il controllo di Impregilo sia fissata all’assemblea del 12 luglio della società .
Gli attacchi, a mezzo di comunicati, sono proseguiti ieri. Ha cominciato Salini, primo azionista della società a pari livello con il gruppo rivale Gavio (entrambi con il 29,9% del capitale), puntando il dito non solo contro la cessione del 19% della brasiliana Ecorodovias voluta dal Cda Impregilo, ma anche contro il programma di buy-back sui titoli del general contractor. Ha poi risposto, con altrettanta forza, il Cda di Impregilo, ribattendo punto su punto alle argomentazioni di Salini e, soprattutto, affermando che la società sta proseguendo nella strategia annunciata nel piano industriale senza alcun cambio. E, sempre dal fronte Gavio, è arrivata una smentita alla presenza di un possibile «piano B» su Impregilo concordato tra Sias, holding del gruppo di Tortona, e Salini.
L’accordo in Brasile
L’operazione in Brasile per Salini dimostra la volontà del gruppo Gavio «di turbare il prossimo confronto assembleare e lungi dal realizzare valore, implica una perdita potenziale fino a 800 milioni di euro» visto anche che, secondo il costruttore romano, il Cda attuale di Impregilo ha accolto la «prima e unica offerta ricevuta per Ecorodovias senza un processo competitivo». Tra l’altro una decisione, presa da un Cda di Impregilo «non legittimato dal voto assembleare e in pregiudicato di revoca».
Inoltre per Salini l’operazione sarebbe, da un lato, un tentativo di attuazione maldestra del proprio progetto per Impregilo e, dall’altro lato, dimostra che le critiche mosse da Salini sulle concessioni mature sono fondate, che le dismissioni degli asset non core, inclusa Ecorodovias, sono realizzabili. Per ultimo, Salini critica la collaborazione con Primav che non costituisce un’opportunità.
A queste accuse ha risposto il Cda di Impregilo sostenendo la bontà industriale e strategica dell’operazione in Brasile con Primav: il socio locale ha infatti offerto 690 milioni per rilevare il 19% di Ecorodovias. L’offerta di Primav comporterebbe, dunque, sulla quota oggetto dell’eventuale cessione una plusvalenza di circa 550 milioni. L’accordo, che scadrà il 21 gennaio 2020, prevede inoltre un «rafforzamento della partnership strategica» tra i due soci. Per quanto riguarda il 10% di Ecorodovias che resterà a Impregilo, scaduto il periodo di divieto di vendita di 2 anni, la società potrà «liberamente vendere le proprie azioni sul mercato borsistico».
Ma non finisce qui. Salini punta il dito contro l’ipotesi di riacquisto di titoli annunciata lo scorso 21 giugno, definendo l’operazione come «generica e aleatoria». Il gruppo romano afferma che il Cda di Impregilo non ha chiarito se il riacquisto «sia indipendente o conseguente alla parziale dismissione di EcoRodovias: circostanza questa rilevante» vista «la ridotta disponibilità di utili e riserve distribuibili da parte di Impregilo che consentirebbe oggi un buy-back del solo 10% del capitale». Il Cda poi, «maliziosamente» secondo Salini, non ha evidenziato «alcuni aspetti di fondamentale importanza».
Il nodo dell’Opa
Il confronto tra il Cda di Impregilo e Salini si è esteso all’interpretazione del buy-back e se possa determinare obbligo di Opa per Igli, ossia per il gruppo Gavio, per effetto del superamento della soglia del 30% di Impregilo.
Salini punta l’indice proprio sulla voluta mancanza di informazioni sul tema aggiungendo che «se venisse meno l’obbligo di Opa, per Igli sarebbe possibile raggiungere il controllo assoluto di Impregilo e renderla non più contendibile, senza promuovere alcuna ulteriore Opa nè corrispondere alcun premio alle minoranze». In ogni caso, secondo Salini, il riacquisto «potrà riguardare, semprechè vi siano riserve capienti, non più del 20% delle azioni di Impregilo e non sarebbe quindi idoneo a remunerare tutti gli azionisti come la distribuzione di un dividendo straordinario ipotizzata dal proprio piano».
La risposta del Cda di Impregilo, su richiesta della Consob, non si è fatta però attendere ipotizzando «che il buy-back azionario possa fruire del regime di esenzione dagli obblighi di Opa» nel caso ottenga il voto favorevole della maggioranza dei soci di minoranza presenti in assemblea.

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