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Salini Impregilo scommessa industriale per rilanciare il titolo

A dar retta oggi ai report degli analisti di Borsa, le azioni di Salini Impregilo sarebbero da comprare a man bassa. Il “prezzo- obbiettivo” medio – ovvero quello che secondo gli esperti delle banche d’investimento il titolo potrebbe raggiungere da qui a un anno – è di 4,39 euro secondo il consensus di Bloomberg. E si parte dai 3,34 euro di oggi. Dunque l’upside potenziale (ovvero la crescita possibile) è di circa il 32 per cento. Eppure, nonostante questi brillanti giudizi arrivati dopo la presentazione dei risultati del primo semestre del 2014 – davvero è difficile vedere un consensus così univoco, le racco-mandazioni sono tutte o “buy” o “outperform” con un solo “hold” e nessun “sell” – non sembra ci sia un affollamento in Borsa per comprare titoli Salini Impregilo, anche se è vero che nell’ultimo mese il titolo è risalito dell’1,71 per cento. Del resto, questa piccola risalita giunge dopo un vero tracollo: pensare che soltanto il 5 maggio scorso il titolo quotava a 4,67 euro, mentre lo scorso 15 novembre aveva toccato il picco di 5,14 euro. Già dalla seconda metà di maggio, però, le cose avevano preso un’altra piega, e piano piano il titolo era sceso fino al minimo di 2,83 euro dell’8 agosto scorso. A partire da quel momento il declino si è fermato, iniziando la debole ripresa che si vede oggi. Sembrano lontani anni luce i tempi delle spavalde dichiarazioni di Pietro Salini

durante la guerra facilmente vinta sulla famiglia Gavio per la conquista di Impregilo. Anche le previsioni di crescita effettuate subito dopo la fusione della Salini con la preda appena acquisita si sono ridimensionate. «Ma ora – dice Andrea Scauri, analista di Mediobanca – appaiono del tutto realistiche ». Ma perché l’improvviso tracollo del titolo fra maggio e primi di agosto, nonostante i report degli analisti parlino di un’azione che è largamente sottovalutata? In altre parole, se il valore possibile del titolo è di almeno 4,39 euro perché ora in Borsa ne vale soltanto 3,34? «Le ragioni sono diverse – spiega Giuseppe Puglisi di Intermonte -. Il fatto è che il processo di creazione di nuovo flottante, mediante collocamento del 10 per cento del capitale in mano a Pietro Salini e aumento di capitale per un altro 10 per cento – è avvenuto in un momento sfavorevole, a giugno, quando il mooddegli investitori verso l’Italia è repentinamente cambiato. I flussi di denaro provenienti da Stati Uniti e Regno Unito si sono ritirati e hanno colpito soprattutto le small & mid cap». Ma non basta. C’è stata in realtà un’overallocation del titolo. Il collocamento – guidato da Banca Imi e da Goldman Sachs che doveva ricreare il flottante “fino al 25 per cento” (contro il 10 per cento già esistente), è in realtà cresciuto fino a sfiorare il 30 per cento, giacché oggi i titoli in mano al mercato sono il 38,1 per cento. Il punto, però, è che il bookera stato coperto di fatto solo una volta, cosa che non accade quasi mai perché in genere le domande sono superiori all’offerta e quindi si va al riparto. È accaduto invece che tutti coloro che hanno chiesto azioni siano stati accontentati al 100 per cento. Quindi molti investitori, che non si aspettavano di ricevere tutte quelle azioni, hanno poi venduto, contribuendo alla forte discesa del titolo fra giugno e primi di agosto. Ma questo è il passato. Gli occhi degli analisti sono adesso rivolti al futuro, ovvero alla capacità della nuova Salini Impregilo di crescere sia in dimensioni che in redditività. E qui i giudizi, come si è già visto, sono ottimistici. Tutti ritengono che gli ambiziosi target resi noti dal management siano assolutamente raggiungibili senza troppe difficoltà. Il fatturato, che nel 2013 è stato di 3.950 milioni di euro, dovrebbe salire quest’anno a oltre 4.300 e poi ancora a oltre 5.000 nel 2015 e sfiorare i 6.000 nel 2016. L’Ebit, che nel 2013 era di 237 milioni di euro, dovrebbe salire a 243 quest’anno e andare a oltre 300 nel 2015 e 400 nel 2016. Bruno Permutti, analista di Banca Imi, ritiene che il target price di Salini Impregilo, basato sulle previsioni per il 2015, sia da collocarsi a 4,50 euro, quindi con un upside potenziale del titolo superiore a quello medio del consensus degli analisti. «Il prezzo di 4,50 euro – scrive l’analista nell’ultimo report di un mese fa si ottiene applicando uno sconto del 30 per cento sul valore della società» rispetto ai peers delle costruzioni. «Riteniamo che questo sconto si potrà gradualmente restringere via via che il management raggiungerà i target di medio termine». È lo stesso report di Banca Imi a esplorare i rischi per il gruppo guidato con cipiglio da Pietro Salini, e cioè un «significativo portafoglio ordini in aree caratterizzate da una certa instabilità come Venezuela e Libia. Inoltre, il mercato italiano non dà ancora segni di una ripresa mentre l’arbitrato sul Canale di Panama rimane pendente». Finora i target annunciati dal management sono stati rispettati e addirittura nel primo semestre 2014 anche leggermente superati. Ciò che rende ottimisti gli analisti. Ma finora il gruppo è stato concentrato soprattutto sulla fusione (sinergie di costi) e sul ripristino del flottante, operazioni entrambe riuscite. Per il futuro però è dal business vero e proprio che si attendono conferme. È qui che Pietro Salini vincerà o perderà la sua scommessa. A sinistra, l’andamento del titolo Salini Impregilo nell’ultimo anno, e il consensus degli analisti raccolto da Bloomberg Qui sopra, Pietro Salini, ad di Salini Impregilo

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