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Salini-Impregilo, l’anno è partito bene

L’anno è iniziato bene per Salini Impregilo. A dare un’anticipazione sui numeri 2015 del colosso italiano delle costruzioni (35mila dipendente, 4 miliardi di ricavi e quasi 20 miliardi di portafoglio ordini), è stato lo stesso patron Pietro Salini, ieri a Roma durante una Lectio tenuta all’Università La Sapienza. Da gennaio a marzo,per il gruppo nato a inizio del 2014 dalla fusione tra l’azienda familiare Salini e la allora «public company» Impregilo, i conti «stanno andando bene», anche se, si è subito affrettato a preciare Salini, un solo trimestre è poco significativo per il gruppo. Quello delle costruzioni è un business molto scollegato dal ciclo economico che, «un mestiere stabile con poche fluttuazioni, che va visto su un periodo più ampio» perchè contano i lavori in portafoglio più che gli incassi o l’andamento di un periodo limitato.
Dopo la scalata a Impregilo che l’ha portato a essere il più grosso contractor italiano, e un big di dimenzioni europee, Salini vorrebbe diventare ancora più grande. Ma il traguardo non è così fattibile perché «oggi è più difficile trovare un altro da comprare, in Italia non ce ne sono più» ha chiosato il presidente e amministratore delegato. L’unico candidato papabile potrebbe essere il numero due Astaldi, anch’esso romano e anni fa dato come promesso sposo proprio di Impregilo. Ma la famiglia di Paolo Astaldi non sembra intenzionata a eventuali matrimoni.
Altro tema caldo è il Ponte sullo Stretto, grande opera rimasta zoppa. La realizzazione è stata fermata, ha commentato Salini, a causa delle assurdità contenute nella Via (valutazione impatto ambientale). Salini, citando alcuni passi della Via, in cui si ipotizzava che l’ombra creata dal ponte sul mare avrebbe potuto spaventare i grandi pesci, ha detto che «fermare un’opera di questo tipo perché ci sono dei deficienti che scrivono questa roba è uno scandalo. Vergognamoci». La soluzione ci sarebbe, secondo Salini. Secondo l’imprenditore il ponte «è finanziabile privatamente» con delle ricadute positive: darebbe lavoro a 45mila persone, costerebbe 4,5 miliardi, mentre lo Stato ne metterebbe 1,5 e ne guadagnerebbe altri 4,5. A nominare lo Stato si apre un altro capitolo dolente, quello della spesa pubblica. «Su un budget statale di 825 miliardi – ha concluso Salini – solo il 2% va alle infrastrutture. Lo stanziamento va fatto salire, perché quel 2% è davvero poco, perché con le infrastrutture il paese riparte e si dà impulso anche al turismo».

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