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Salini-Impregilo, la spinta degli Usa  

È il primo piano industriale che tiene conto dell’acquisizione della statunitense Lane. È il primo piano che consente di tracciare un bilancio su che cosa ha significato la fusione tra Salini e Impregilo, soprattutto per il portafoglio ordini. È il piano che incorpora l’annuncio della costruzione di una nuova diga in Etiopia dal valore di 2,5 miliardi di euro. Un impianto idroelettrico che produrre oltre 2.200 gigawatt annui consentendo al Paese di affermarsi tra i primi produttori di energia del continente africano.

A Londra ieri sono stati diffuse le linee guida di che cosa intende realizzare Salini-Impregilo da qui al 2019. Gli obiettivi sono ambiziosi, considerando che il management stima una crescita del fatturato a nove miliardi di euro, contro i 6,1 attesi per il 2016. Il dato interessante è la bassissima esposizione domestica. Il 90% dei ricavi arriva già ora da oltre frontiera. A cui va aggiunta la crescita (attesa) negli Stati Uniti a seguito dell’acquisizione di Lane Industries, costruttore di autostrade e principale produttore di asfalto nel nord America.

L’anno in corso simbolicamente si appresta a diventare storico per il gruppo. Nel 2016 saranno consegnate tre importanti opere infrastrutturali, come il nuovo canale di Panama, l’impianto idroelettrico di Gibe III e il centro culturale della fondazione Stavros Niarchos che ospiterà il teatro dell’Opera di Atene. Ed è cominciato sotto buoni auspici visto che Salini-Impregilo si è aggiudicata commesse per 4 miliardi di euro con progetti in fase di realizzazione negli Usa, in Brasile, Australia, Etiopia e Turchia. La parte del Leone ovviamente la recita la Lane. L’operazione da oltre 400 milioni di dollari, ha comportato già un multiplo di tre se consideriamo i lavori in cantiere, come la realizzazione della linea ferroviaria Purple Lane. Si tratta di un consorzio, in cui Lane ha una quota del 30%, che costruirà 21 stazioni per le contee di Montgomery e Prince George’s nel Maryland. Lane si è anche aggiudicata la progettazione e la fattura dell’autostrada tra Port Access e Charleston nella Carolina del Sud. Ecco perché Pietro Salini, amministratore delegato di Salini-Impregilo, ieri ha confidato di «voler crescere negli Stati Uniti». L’obiettivo è portare questo mercato al 30% dei ricavi nel 2019. Salini tiene però a sottolineare che gli investimenti cresceranno anche in Italia. «Attualmente abbiamo nel nostro Paese oltre 4 mila dipendenti — dice Salini — . Contiamo di arrivare a ottomila in quattro anni, portando i ricavi Italia al 18% dall’attuale 11%». I riflettori da noi sono puntati sull’Alta velocità. Sulle tratte strategiche per il Paese come la Milano-Genova e la Verona-Padova. «Abbiamo avuto qualche ritardo», segnala Salini. Ma dal 2017 dovrebbero partire i cantieri.

Fabio Savelli

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