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Salgono i tassi in Italia, giù a Madrid

Rendimenti in rialzo all’asta BoT e Borsa negativa, la peggiore in Europa. Una seduta con poche luci e molte ombre, in un clima nebuloso che alterna le incertezze politiche e l’avvio del conclave, ha fatto da sfondo all’asta dei BoT, la prima dopo il taglio del rating di Fitch. Come era previsto, i rendimenti sono risaliti ai livelli dello scorso dicembre, portandosi all’1,28%, in rialzo di 0,19% dall’asta precedente. La domanda in prevalenza domestica ha toccato 11,638 miliardi di euro, in rialzo rispetto all’asta di febbraio, su un’offerta di 7,75 miliardi.
Risultato opposto per la Spagna che sempre ieri ha collocato titoli a 6 mesi e a un anno, ma in questo caso con rendimenti in calo: sulla scadenza a sei mesi l’emissione è stata di 1,98 miliardi al tasso dello 0,794% (0,859% nell’asta del 12 febbraio) e di 3,85 miliardi sui dodici mesi all’1,363% (1,548 per cento). Molto forte la domanda 2,3 volte superiore all’offerta del Tesoro che aveva programmato emissioni comprese tra 4,5 e 5,5 miliardi. La differenza con la Spagna, dunque, è sempre più risicata al punto che ieri è scesa a 12 punti, ma per le scadenze lunghe il sorprasso con i titoli iberici c’è già stato: per la scadenza a 20 anni, il BTp è di 9 centesimi superiore ai Bonos e per quella a 30 anni il differenziale si annulla. «Gli operatori sono alla ricerca di rendimenti e la Spagna oggi è considerata meno rischiosa dell’Italia», spiega un trader. La Spagna ha già superato l’Italia in termini di credit default swap (Cds): quelli a 5 anni ieri quotavano 265,50 per l’Italia e 258,50 per la Spagna, mentre per l’Irlanda dall’inizio dell’anno sono scesi del 60%, collocando l’Italia tra i paesi più rischiosi tra i 24 developed markets monitorati da Bloomberg, dopo il Portogallo.
La distanza tra i rendimenti decennali ora è solo di 12 punti (ma in giornata era andato sotto i 10), con lo spread sul Bund tedesco a 314 e 324 centesimi. Per approfittare del buon clima, il Tesoro spagnolo ha varato per domani un’asta straordinaria di titoli a lunghissimo termine su scadenze 2029, 2040 e 2041. In ogni caso la concorrenza dei bond spagnoli nonostante rendano di più, non si è fatta sentire in modo decisivo. Forse in ragione della consistente componente domestica che ha alimentato la domanda, sia i titoli spagnoli sia quelli italiani sono stati collocati senza problemi. Oggi si ricomincia con l’asta sul medio e lungo termine: da collocare ci sono BTp a 3 e 15 anni e CcTeu fino a 7,25 miliardi di euro. Anche in questo caso, i tassi sono previsti in moderato rialzo.
Il risultato dell’asta ha avuto solo marginalmente impatto su Piazza Affari che ha chiuso in calo a causa dell’indebolimento del settore del credito: l’indice Ftse Mib ha terminato chiuso in perdita dello 0,42% a 16.023 punti, l’Ftse in calo dello 0,34% a quota 17.049. Tra le altre Borse, Londra +0,11%, Francoforte -0,23%, Parigi +0,10%, Madrid -0,26%. Sul fronte dei cambi l’euro è passato di mano a 1,3027 dollari e a 125,02 yen. Il petrolio è salito dello 0,8% a 92,88 dollari al barile e l’oro sopra 1,590 l’oncia. L’incertezza sull’Europa ha avuto ripercussioni anche su Wall Street ieri in lieve calo. «I politici italiani dovrebbero essere più attenti al giudizio sul debito italiano», ha avvertito il Financial Times, perché se il Paese resta in un “limbo politico” per le aziende italiane e la Borsa di Milano sarà «un altro anno sprecato». L’Italia resta osservato speciale per il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, secondo cui «i dubbi sulle riforme non contribuiscono a calmare la crisi finanziaria e a rasserenare i mercati». I mercati sono avvertiti.

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