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Sale lo scontro su Impregilo. Gavio non concede rinvii

di Simone Filippetti

La famiglia Gavio pone l'ultimatum su Impregilo e il braccio di ferro sul gruppo di costruzioni arriva al bivio. Domani sarà un giorno decisivo: il cda di FonSai dei Ligresti, uno dei tre soci forti di Impregilo, dovrà decidere sull'offerta avanzata da Gavio. Ossia vendere o meno il suo pacchetto pari al 33% di Igli, la cassaforte che custodisce il 29% di Impregilo, al socio Gavio che offre 3,6 euro per azione. Nel quartier generale di Argo Finanziaria, la cassaforte della famiglia Gavio, sono intenzionati a concedere ulteriori proroghe (una è già stata data per allineare la scadenza della proposta con l'agenda di FonSai): se la famiglia Ligresti non darà una risposta tra 24 ore, la partita, per Gavio, finirà lì. Né la famiglia ha intenzione di ritoccare l'offerta, già ricca visto che valorizza Impregilo circa il 50% in più rispetto ai prezzi di Borsa.
Cosa faranno i Ligresti? Molti scommettono che accetteranno viste le condizioni in cui versa il gruppo della famiglia, in piena ristrutturazione per i debiti accumulati. C'è però l'incognita dei Benetton, il terzo socio, via Atlantia, di Igli. Il gruppo di Ponzano Veneto può far valere il diritto di prelazione. Al momento però la famiglia veneta sembra molto defilata a nel risiko per il controllo di Impregilo è rimasta finora alla finestra, aspettando di vedere cosa succede. In ogni caso la guerra tra Gavio e Salini ha già avuto un effetto, quello di far impennare i titoli Impregilo: dai minimi di settembre, il titolo ha guadagnato il 53% ma ieri ha ceduto il 2%. Al momento Gavio ha spazi di manovra limitati, una condizione che avvantaggia l'avversario Salini, comparso all'improvviso sulla scena lo scorso ottobre. Gavio, vincolato dal patto di sindacato che lega Ligresti e Benetton, non può comprare azioni sul mercato. Almeno fino alla scadenza del patto (giugno o quantomeno marzo, quando va data la disdetta al sindacato). Salini, invece, ha le mani totalmente libere e può comprare, come ha fatto, titoli sul mercato. In più, nell'ipotesi che o Salini o Gavio salgano oltre la soglia del 30%, i romani farebbero l'Opa obbligatoria al prezzo di mercato, infinitamente più basso di quello a cui sarebbe obbligato Gavio (avendo offerto 2,6 euro agli altri soci del patto).
Difficile però che sia Gavio sia Salini vogliano imbarcarsi nel gioco dell'Opa. I romani, investendo 12 milioni di euro, sono diventati i primi azionisti singoli di Impregilo con il 15% e stanno cercando di raccogliere deleghe, con un incarico affidato al big mondiale Georgeson. Dovessero raccoglierne a sufficienza, potrebbero anche convocare un'assemblea e tentare il ribaltone. Per ora l'obiettivo immediato di Salini è tentare una fusione con Impregilo: il gruppo ha allo studio la proposta di un matrimonio tra le due aziende e per farlo deve convincere gli altri tre grandi soci della bontà del suo piano. Un piano che vuole riportare Impregilo a concentrarsi sul core-business, ossia le costruzioni, e creare un big di livello europeo, cosa che all'Italia manca.
Salini ha appena sdoganato un piano industriale strategico 2012-15 che peraltro è "stand-alone", quindi scontando lo scenario peggiore. Il gruppo romano, oggi operativo in 40 paesi dove conta 14 mila dipendenti, si attende un fatturato consolidato di oltre 3,1 miliardi al 2015, per il 70% circa assicurato dall'attuale portafoglio ordini.

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