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Sale l’attesa per la Bce e sui listini dell’eurozona via alle grandi manovre

La prospettiva del Qe europeo cambia le priorità dei grandi gestori La prospettiva sempre più concreta di un quantitative easing (acquisto massiccio di titoli da parte della Bce, per fornire nuova liquidità ai mercati) in Europa cambia le priorità di portafoglio, con l’azionario che ritorna ad assumere un peso preponderante nelle strategie di investimento, soprattutto dopo le correzioni delle ultime settimane. Mentre cresce la prudenza verso i bond in dollari, in vista del possibile rialzo dei tassi in America, e resta la prudenza nei confronti delle commodity. «L’ultimo meeting Bce rappresenta un piccolo passo avanti verso il Qe, ma non crediamo che la volatilità calerà da qui a fine anno, data l’incertezza del timing con cui si muoveranno le banche centrali », commenta Manuela Maccia, responsabile advisory e gestioni di Bnl-Bnp Paribas Private Banking. Queste valutazioni spingono Maccia a rimandare al prossimo anno il momento in cui «il mercato tenderà a prezzare l’effetto finanziario delle politiche monetarie espansive e l’efficacia economica delle stesse». Da qui la conferma della view positiva sull’equity, in particolare relativamente ai settori ciclici. Non si discosta nei tratti essenziali l’analisi di Manuela D’Onofrio, direttore Investimenti di UniCredit, secondo la quale il costo del denaro — e quindi i rendimenti obbligazionari — sono destinati a rimanere a livelli molto bassi per un periodo che va ben oltre i prossimi dodici mesi. Questo motiva la preferenza per l’azionario, soprattutto quello europeo: «I risparmiatori che sino a oggi hanno privilegiato le obbligazioni dovrebbero riequilibrare il portafoglio riducendo almeno in parte la componente obbligazionaria, soprattutto quella governativa con scadenze brevi, a favore di una componente azionaria ben diversificata soprattutto tra Stati Uniti, Europa e Giappone», sottolinea D’Onofrio. Vede nell’interventismo della Bce uno stimolo a puntare sull’equity anche Paolo Molesini, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Private Banking: «L’atteggiamento espansivo dovrebbe continuare a supportare le classi di attivo maggiormente rischiose». Anche se consiglia di seguire con attenzione due indicatori che potrebbero frenare i tentativi di ripresa: le mosse della Fed, che si avvicina al rialzo dei tassi, e la situazione in Cina, dove vi sono segnali di rallentamento degli investimenti per la crisi dell’immobiliare. Guardando alle medio storiche, poi, Molesini ritiene che gli alti e i bassi del mercato saranno la norma ancora per diverso tempo: «Nelle ultime settimane si è osservato un incremento della volatilità, che resta comunque su livelli contenuti. Nel corso del prossimo anno potremmo assistere a un incremento ». Così le strategie di investimento combinano un’esposizione sull’azionario bilanciata da soluzioni di investimento alternative «che offrono la possibilità di ridurre la sensibilità agli indici azionari, attraverso prodotti long/short (i fondi hedge acquistano i titoli che ritengono sottovalutati dal mercato e vendono quelli ritenuti sopravvalutari, ndr)». Andrea Orsi, responsabile servizio advisory Banca Generali, predica prudenza sul fronte del reddito fisso, in vista di un possibile rialzo dei tassi in America e alla luce dei massimi raggiunti dai listini americani. «Per tutelarsi da queste variabili e cogliere le opportunità dalle asimmetrie di crescita globale, crediamo possa essere utile orientarsi verso strumenti non direttamente correlati alle asset class azionaria e obbligazionaria, puntando sui fondi flessibili o multiasset (con strategie di gestione attive o alternative) in grado di adattarsi alle diverse dinamiche dei mercati», spiega. Una strategia che consente di ridurre il rischio complessivo del portafoglio. Il tutto senza dimenticare la diversificazione valutaria, a partire dal dollaro, fino alle divise dei Paesi emergenti «per quei portafogli in grado di sostenere la volatilità tipica di questi mercati », aggiunge. Le commodity non sono del tutto fuori dal raggio d’investimento di Banca Generali, ma l’investimento è consigliato solo «tramite specialisti, che sappiano interpretare sulle diverse aree globali le opportunità dagli investimenti in infrastrutture o in iniziative commerciali ». Per Carletto Biolcati, responsabile advisory di Ubi unity (gruppo Ubi Banca), i rendimenti ai minimi del settore obbligazionario consigliano di aumentare l’esposizione sugli high yield (bond ad alto rendimento, emessi da soggetti con basso merito creditizio), ma con scadenze a breve termine per non alzare troppo l’asticella del rischio. «Per la componente azionaria suggeriamo lo switch dal mercato azionario giapponese a quelli dell’area Pacifico», aggiunge, motivando la decisione alla luce delle difficoltà che sta incontrando il governo nipponico nell’implementare le politiche per il rilancio della crescita, dopo i successi iniziali. L’impegno della Bce a sostegno dell’area euro spinge, inoltre, Biolcati a mantenere una visione positiva sull’equity europeo, così come su quello americano, supportato dalle buone trimestrali pubblicate nelle ultime settimane. Tornando all’ambito obbligazionario, Franco Dentella, vice direttore generale di Banca Aletti, vede ulteriori spazi di rivalutazione in Europa, «se la Bce assumerà decisioni ulteriormente espansionistiche, verranno premiati in particolare le posizioni su strumenti di emittenti periferici o semi-periferici a media e lunga scadenza», spiega. Mentre non vede di buon occhio l’investimento obbligazionario in dollari, in vista di una stretta da parte della Fed, a meno di non voler scommettere su un ulteriore apprezzamento della moneta americana nei confronti dell’euro. Il presidente della Bce Mario Draghi

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