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Sale l’allarme sui margini

MILANO – «Aumentare i listini? Non se ne parla, anche perché nessuno dei nostri concorrenti lo ha fatto». Sul piano microeconomico le scelte di Carlo Zucchetti, imprenditore novarese della rubinetteria, significano ricerca di maggiori spazi concorrenziali. In termini macro avvicinano l’Italia alla possibilità concreta della deflazione. A prima vista un mondo luminoso, dove i prezzi scendono e i consumatori sono più felici; nei fatti un pericoloso avvitamento verso il basso, un circolo vizioso fatto di “attese”, dove la prevista riduzione dei prezzi si traduce in un rinvio degli acquisti, che a sua volta genera una nuova caduta dei listini aziendali. Scenario che ha un impatto immediato sui conti delle aziende, con una evidente compressione dei margini negli ultimi anni. Tra il 2008 e il 2012, secondo le stime di Intesa Sanpaolo, il Roi delle aziende è sceso di quasi due punti, a ridosso del 4%. E i dati del 2013, alla luce di dodici mesi consecutivi di frenata dei prezzi alla produzione (-1,7% su base annua a febbraio), non potranno che confermare questo trend.
Su questo indicatore Istat, è vero, pesa il rallentamento dell’energia ma la frenata dei prezzi “core”, che nel 2009 spiegava solo il 6% del calo dell’inflazione globale, oggi offre un contributo ben più alto, superiore al 30%. Gli effetti negativi sulle aziende sono più visibili a mano a mano che ci si avvicina al cliente finale, con un impatto rilevante nel settore alimentare dove la debolezza dei consumi si innesta su una crescente concorrenza tra catene, con la pressione promozionale calcolata da Iri-Infoscan ormai arrivata a febbraio al record storico del 29,6% per le grandi marche. «Impossibile in questa fase vedere ricarichi nei prezzi – spiega il presidente di Federalimentare Filippo Ferrua – ormai nelle promozioni siamo al limite, quasi non servono più. I margini delle aziende ne risentono, anche perché la valvola di sfogo dell’export oggi offre tassi di crescita inferiori rispetto al passato». «Per contrastare il rischio deflattivo – aggiunge il Presidente di Federdistribuzione Giovanni Cobolli Gigli – bisogna ridare rapidamente slancio ai consumi riattivando il motore produttivo del Paese: ridare potere d’acquisto alle famiglie è un intervento ineludibile». Quadro complesso anche nel legno-arredo, tra i comparti più penalizzati dalla riduzione del potere d’acquisto delle famiglie. «E se guardiamo all’export – spiega il presidente di Federlegno-arredo Roberto Snaidero – la forza dell’euro certo non aiuta: qualsiasi aumento dei listini in questa fase è impossibile e la compressione dei margini nei bilanci delle aziende è evidente».
«I clienti non ti concedono di recuperare nulla – aggiunge il presidente di Unindustria Varese e imprenditore del tessile Giovanni Brugnoli – e questo accade mentre costi generali e tasse locali crescono. Per tutte le imprese il nodo fondamentale oggi è il mantenimento dei margini e se il quadro interno non cambia io vedo intere fasi di filiera a rischio».

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