Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Sale la tensione in Edipower fra A2A e Iren

di Cheo Condina e Simone Filippetti

Tutti i nodi di Edipower. Il disegno del grande polo italiano dell'energia nato come contropartita al riassetto di Edison, si scontra con vari ostacoli. Le mai del tutto sopite tensioni tra le anime di Delmi, l'eterogenea compagine italiana, e dei singoli soci al loro interno; il nodo dell'ipotetico partner (finanziario o industriale), un ingresso che va a braccetto con il fardello del debito che l'ambizioso piano si porta dietro. Archiviato il successo del ministro Corrado Passera, vero artefice dell'«accordo di Santo Stefano» e del contropiede italiano su Edf, il clima di unità è durato poco e le tensioni tra A2A e Iren, in questi giorni impegnate in un serrato confronto sulla governance, sono tornate a galla. A2A vuole comandare visto che arriverà a detenere, come anticipato da Radiocor-Il Sole 24 Ore, il 56% di Edipower. Iren, secondo azionista col 20,5%, non ci sta a fare il gregario, ma specie negli ultimi tempi sconta al proprio interno le divergenze politiche tra le due componenti (Torino e Genova) dell'azionariato. Il progetto di Edipower come secondo gruppo energetico nazionale, e tutto a capitale italiano, è legato infatti a doppio filo con alla grande «Multiutility del Nord»: l'idea, oltre che all'assessore milanese Bruno Tabacci, piace molto al Pd (e al sindaco di Torino Piero Fassino), ma l'amministrazione genovese, pur condividendo l'idea, vorrebbe una tempistica diversa. Scalpitano, inoltre, alcuni soci minori (trentini e altoatesini) e minacciano l'uscita.
Il progetto industriale
e i soci indecisi
Sullo sfondo dell'ok definitivo alla separazione Italia-Francia da Edison, i soci italiani cercano una quadra ancora complessa e provano a gettare le basi. Molto dipenderà dal piano industriale, dal modello di business e dalle decisioni degli azionisti di Delmi: se alcuni di loro passeranno la mano, occorrerà sostituirli con altri che si facciano carico dell'impegno finanziario per comprare Edipower (fissato in 800 milioni di euro). In alternativa, altri azionisti potrebbero subentrare, con un aumento di capitale. Il nome di Acea è il più gettonato dei rumors, ma il vero jolly potrebbe essere il Fondo Strategico di Cdp (ma nulla risulta ancora in agenda), data la natura industriale e nazionale dell'operazione. Acea e A2A si sono parlate informalmente, ma al momento un ingresso dell'utility romana, intenzionata a non strapagare la capacità produttiva, viene descritto come difficile. Anche l'ipotesi Fsi non è priva di incognite per il potenziale conflitto d'interesse del fondo, azionista anche di Terna. Sullo sfondo ci sono pure alcuni fondi internazionali specializzati in infrastrutture ed energia che avrebbero messo nel mirino il dossier. Nuovi soci o meno, Delmi e la capofila A2A (assistita da Mediobanca) dovrà definire il futuro della nuova Edipower. Il punto di forza di quest'ultima è una robusta marginalità, 411 milioni di Mol nel 2010 , ma buona parte deriva da contratti di tolling con la stessa Edison e che andranno a estinguersi. L'idea che sta prendendo piede in Delmi è quella di dare vita a un asset company con contratti di tolling con A2A e Iren per i cicli combinati e le centrali idroelettriche e che potrà contare su una robusta generazione netta di cassa (fino a 150 milioni). Più incerto, invece, il futuro di due impianti: quello siciliano sarà autosufficiente dal punto di vista finanziario fino al 2014; quello di Brindisi necessita invece una riconversione radicale. E proprio sulla base dei ritorni dell'investimento, determinati anche dal tolling, i soci decideranno se uscire o meno. Scontata la permanenza di A2A e Iren, il discorso è aperto per Sel e Dolomiti Energia, entrambe scontente per il mancato acquisto dell'idroelettrico di Edison, che sono in una fase riflessione. I più ottimisti pensano che alla fine i due resteranno (con un 7% a testa). Anche i soci finanziari (Mediobanca, Crt e Bpm), che tutti insieme sfiorerebbero il 10%, stanno valutando il da farsi, ma avrebbero un atteggiamento positivo.
A2A e Iren, il peso del debito
Dal canto loro, gli unici due soci certi, A2A e Iren, sono alle prese con un confronto a tratti aspro sulla governance. Dai rispettivi quartieri generali minimizzano, definendola una normale fase di negoziato: Iren, che punta a piazzare alla presidenza il suo ad Roberto Garbati, vorrebbe avere garanzie sulle decisioni strategiche. A2A, oltre alla guida operativa, rivendica adeguati poteri in una società di cui consoliderà i margini ma anche il debito di circa 1,1 miliardi. Il confronto non è del resto aiutato dalle tensioni finanziarie in seno a entrambe le società. A fine settembre, Iren aveva un debito netto superiore all'equity (2,66 contro 2,04 miliardi), debiti a lungo termine rifinanzati, ma anche passività finanziarie correnti pari a 686 milioni: andare sul mercato senza rating, nei prossimi mesi, sarà difficile. Dal canto suo A2A, che già deve sopportare un indebitamento a ridosso dei 4 miliardi,arriverebbe a sfiorare i 5 miliardi. La multiutility conta di compensare lo sbilancio con l'apporto della marginalità di Edipower e di avere un Mol a fine 2012 di 1,16 miliardi, il che significa una leva di 4,24 volte. Ma non tutti gli analisti concordano: il Mol 2012 potrebbe anche rivelarsi più basso. In A2A replicano che l'obiettivo è alla portata e che in ogni caso la società farà di tutto per diminuire lo stress finanziario.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Fumata quasi bianca. Positiva però non ancora abbastanza da far considerare chiusa la partita. Ieri...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La parola che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non voleva più nemmeno ascoltare, "lockd...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Nell’ultimo giorno utile per lo scambio dei diritti relativi all’aumento di capitale, il titolo ...

Oggi sulla stampa