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Sale la tensione in Carige, uscite dal cda

Diventa sempre più rovente la situazione all’interno del consiglio di amministrazione di Carige (-2,57%in Borsa), alla vigilia del giorno in cui l’organismo dovrà prendere una decisione sul futuro dell’ad, Guido Bastianini, sfiduciato dall’azionista di riferimento, Vittorio Malacalza.
Ieri ha rassegnato le dimissioni dal board della banca Paola Girdinio, ex preside della facoltà di ingegneria di Genova, confermando i rumors su possibili passi indietro di membri del cda riportate nei nei giorni scorsi (si veda Il Sole 24 Ore del 6 giugno).
Si tratta del quarto consigliere dimissionario tra quelli inclusi nella lista presentata da Malacalza durante l’assemblea degli azionisti di Carige del 31 marzo 2016 (e Bastianini porterebbe il numero a cinque).
I primi a dimettersi sono stati il banchiere Beniamino Anselmi e il commercialista Giampaolo Provaggi, dopo solo un semestre circa in cda.
I due sono stati sostituiti da Massimo Pezzolo e Beppe Pericu (già sindaco di Genova). Il 19 maggio scorso, invece, ha rassegnato le dimissioni l’avvocato Elisabetta Rubini, che era presidente del comitato remunerazione e componente del comitato rischi di Carige.
Per quanto riguarda la Girdinio, membro del comitato nomine, una nota della banca spiega che le sue «dimissioni con effetto immediato» sono «motivate dalla sopravvenuta impossibilità di conciliare l’impegno» dell’incarico «con gli altri propri compiti istituzionali e professionali».
Ma al di là delle formule di rito, fonti vicine al dossier confermano che a portare la Girdinio alle dimissioni sarebbero stati gli eventi degli ultimi giorni. Cioè la lettera del 30 maggio con la quale Malacalza, che controlla il 17,58% di Carige, ha chiesto ai consiglieri di revocare la fiducia a Bastianini.
In quella missiva, l’azionista e vicepresidente della banca ha espresso forti critiche sull’operato dell’ad e del cfo, Arturo Betunio, e ha affermato di «non condividere più gli indirizzi di gestione che vengono attualmente espressi» dai due. Malacalza ha anche lanciato un aut aut al cda, scrivendo che, ove la sua posizione «non fosse ampiamente condivisa dal consiglio», riterrà «opportuno dimettersi dai propri incarichi di vicepresidente e di amministratore della banca».
Insomma un ultimatum che non è stato affatto gradito dal consiglio, anche perché arrivato, ricorda una fonte, «un’ora prima dell’inizio del consiglio».
I consiglieri sono rimastiti stupiti anche dalle modalità adottate dall’azionista e temeno per il futuro della banca, alle prese con un aumento di capitale e l’alienazione di 3,4 miliardi di crediti deteriorati. Il presidente di Carige, Giuseppe Tesauro, per stemperare gli animi, ha rinviato la discussione sulla sfiducia al 9 giugno, cioè domani.
Ma nel consiglio di amministrazione che dovrà decidere, la maggioranza di Malacalza, orfana di due consiglieri (Rubini e Girdinio), e ovviamente di Bastianini, è risicata.
Il maggiore azionista di Carige può far conto, oltre che su se stesso (ma non è affatto detto che voti), su sei consiglieri (compreso il presidente e il membro del cda espresso dal patto con Fondazione Carige).
Altri tre fanno capo alla compagine Spinelli-Volpi, che sembra avere più di una perplessità sulla sfiducia a Bastianini;uno ad Assogestioni e uno al patto con Coop Liguria. Difficile, dunque, capire che cosa davvero succederà domani.
Nel pomeriggio di ieri Bastianini e Malacalza hanno partecipato ad un convegno, organizzato da Carige, sulla spesa pubblica. Tra i due, seduti distanti, la freddezza è apparsa evidente.

Raoul de Forcade

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