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Sale la quota Fiat in Italia Ma vendite ancora giù

di Raffaella Polato

MILANO — Sui dieci mesi il bilancio si conferma pesante: giù del 10,76% il mercato, giù del 13,75% Fiat. Sul solo ottobre, continua ad andar male. Per tutti. Ma il rapporto — anche se al Lingotto non basterà a ribaltare il trend — si inverte. Le vendite di auto in Italia sono sempre in forte rosso, con immatricolazioni che scendono di un altro 5,5% rispetto a ottobre 2010 (a poco più di 132 mila vetture). Se Torino riesce a riportare la propria quota dal 27,5 al 28,5% è grazie al fatto che, in tanta depressione, fa un po' meglio della media e limita le perdite al 2,8%. Per Fiat va però peggio, questa volta, in Francia e in Germania. Sul mercato francese, che chiude ottobre con un +2,8% insufficiente a rovesciare le previsioni di perdita per l'intero anno, il calo torinese è del 16,4%. Su quello tedesco (l'unico in Europa con una certa tenuta ma ora a sua volta fermo a un +0,6%) l'arretramento è del 7,7%.
Non andrà così solo per il 2011. Sergio Marchionne ha già detto di vedere il 2012 come «il più difficile dei prossimi esercizi». Forse non soltanto per la Fiat, in Europa. Di sicuro per la Fiat più che per altri, qui. Tant'è che in questi stessi giorni, in un colloquio con Automotive News, addirittura rincara: le attività europee del Lingotto «sono previste in utile non prima del 2014».
Nel frattempo ci sono gli Usa, con il Brasile e i veicoli commerciali, a tener su un bilancio che per il 2011 conferma l'obiettivo di 1,7 miliardi di profitti netti. È Chrysler che, l'altro ieri, ha annunciato un altro mese di vendite boom: +27% a ottobre, +23% da inizio anno. È Chrysler che, quest'anno, farà battere a Fiat e Fiat Industrial insieme «l'attivo record del 2008». È Chrysler, infine, che consente a Fiat di diluire il peso dell'Europa nella propria geografia delle vendite: in un anno la «fetta» continentale si è ridotta dal 60% a un terzo, rimpiazzata da un Nord America salito dal 3,5 al 47%.
L'integrazione, ripete Marchionne ad Automotive News, è però ancora «un'opera incompiuta». Sì, «ci stiamo muovendo alla velocità della luce», e dall'attuale 20% al 50% il gruppo potrebbe arrivare «nel giro di dodici mesi». Ma rimarrà pur sempre l'altra metà della strada, da fare. Ed è per questo work in progress, unito a un quadro generale che si traduce «nel periodo più delicato dei miei quasi otto anni alla Fiat», che oggi è prematuro esercitarsi sulla successione. Certo, «la cosa più probabile» è che il prescelto verrà dall'interno. Ma chissà quando (e chissà quante cose potranno intanto cambiare). Marchionne non ha alcuna intenzione di mollare: in quanto «opera incompiuta», Fiat-Chrysler «non è pronta per un passaggio di consegne». Né, ancora, per una decisione sul futuro quartier generale. Italia? Stati Uniti? Lui conferma solo che c'è anche una terza opzione: «Né qua, né negli Usa». Non sarebbe una stravaganza. Prendere Cnh: azionista a Torino, quotazione a New York, sede legale ad Amsterdam.
 

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