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Sale la marea delle nuove tasse Con l’aumento Iva in agguato

Dalla previdenza privata alle polizze vita, dagli enti non commerciali al taglio di sette crediti d’imposta già vigenti, passando per le cessioni di legno in pellet. La legge di Stabilità 2015 porta con sé una pioggia di nuove tasse, che saranno utilizzate anche per finanziare i numerosi sgravi e i nuovi tax credit introdotti con la medesima manovra. Ma la norma più temuta dai contribuenti si insinua in una clausola di salvaguardia posta in coda al provvedimento (ormai definitivo dopo il maxiemendamento votato venerdì notte): quella che farebbe aumentare nuovamente l’Iva, portando nelle casse pubbliche fino a 53 miliardi di euro in più nel triennio 2016-2018.

L’aggravio potrebbe essere disinnescato solo da ulteriori interventi legislativi suscettibili di produrre un introito analogo, oppure da nuove azioni di spending review. Viceversa, l’Iva ridotta attualmente pari al 10% salirebbe al 12% nel 2016 e poi al 13% dal 2017. Al contempo, l’aliquota Iva ordinaria del 22% balzerebbe di due punti percentuali a decorrere dal 1° gennaio 2016, per poi crescere al 25% dal 2017 e infine al 25,5% dal 2018. A questo si accompagnerebbe, sempre dal 2018, un ennesimo rincaro delle accise su benzina e diesel, in misura tale da determinare maggiori entrate non inferiori a 700 milioni di euro all’anno.

Ma non è tutto. La legge di stabilità posticipa di un anno (ma non elimina) un’ulteriore «tagliola» fiscale introdotta un anno fa dal governo allora guidato da Enrico Letta con la legge n. 147/2013: in questo caso il meccanismo prevedeva a partire dal 2015 il taglio delle detrazioni qualora la revisione della spesa non avesse conseguito gli obiettivi prospettati. La portata dell’intervento viene rimodulata, ma l’ipotesi della tosatura delle tax expenditures resta. Entro il 15 gennaio 2016 l’esecutivo dovrà decidere come intervenire sulle detrazioni e deduzioni, assicurando un risparmio per l’erario di 3,3 miliardi di euro nel 2016 e di 6,3 miliardi dal 2017.

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