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Sale la fiducia di imprese e famiglie

Il 2015 sembra partire con il piede giusto per l’economia del Paese. Almeno a livello teorico. Le rilevazioni Istat di gennaio registrano un doppio incremento per la fiducia delle imprese e per quella dei consumatori. La prima sale a 91,6, rispetto agli 87,6 punti di dicembre 2014, toccando il livello massimo dal settembre 2011. La seconda balza dal 99,9 di dicembre a 104, il dato più elevato da sei mesi a questa parte. Positiva la valutazione del ministero dell’Economia e della Finanza (Mef), per il quale «Gli indicatori di fiducia sembrano coerenti con un quadro macroeconomico che presenta diverse novità positive». Tra queste il Mef elenca «il calo del prezzo del petrolio, costi più bassi per l’energia, cambio euro/dollaro favorevole all’export, tassi di interesse più bassi per i titoli del debito pubblico». Inoltre, «le misure della Legge di stabilità in vigore dal primo gennaio alleggeriscono il peso delle tasse su imprese e famiglie, che potranno anche approvvigionarsi di finanziamenti a tassi più contenuti grazie alla politica monetaria della Banca Centrale Europea. Contemporaneamente, il Centro studi di Confindustria (Csc), ipotizzato una ripresa superiore alle attese nel 2015. E ieri si sono aggiunti anche i dati dello stesso Csc relativi all’indagine rapida sulla produzione industriale: +0,3% a gennaio 2015 rispetto a dicembre 2014 e +0,5% nel primo trimestre di quest’anno. In crescita anche gli ordini di gennaio, dello 0,4% su dicembre. Negative, però, le variazioni tendenziali: -0,3% la produzione industriale e -1,2% gli ordini.
«Non si è mai avuta come oggi una combinazione di shock esterni – svalutazione, petrolio, espansione monetaria – così favorevole, almeno in termini potenziali» dice il capo economista di Nomisma, Sergio De Nardis. Secondo il Mef, quel che è mancato a fine 2014 «è la scintilla di fiducia in grado di trasformare il reddito disponibile in consumi e le risorse finanziare in investimenti».
Ma per passare dall’ottimismo ai riscontri tangibili sull’economia, occorre che «si veirifichi l’inversione di rotta riguardo al clima deflazionistico che in ogni caso gli eventi legati al petrolio potrebbero ulteriormente alimentare» spiega l’economista di Nomisma. Il rovescio della medaglia è il potenziale brusco risveglio «se le aspettative di inflazione di consumatori e imprese rimanessero negative spingendo a un’ulteriore dilazione delle spese e degli investimenti».
Non è tutto oro, infatti, quel che luccica. Se dal lato dei consumatori praticamente tutti gli indicatori sono orientati al miglioramento – tra dicembre e gennaio il clima economico passa da 103,5 a 109,2; quello personale da 98 a 102,2; il clima futuro balza da 101,9 a 106,5; le attese sulla situazione economica dell’Italia risalgono da -15 a -5 e quelle sulla disoccupazione scendono da 48 a 41 – la situazione sul lato delle imprese non è omogenea. Nell’industria manifatturiera la fiducia arretra, anche se di poco: da 97,3 a 97,1; il commercio è quello che denuncia l’arretramento più consistente: da 104,7 a 99,5. Migliorano, invece, i sentiment per le costruzioni e i servizi. Questi ultimi, in particolare, sono il motore della crescita complessiva. La fiducia dei servizi balza, infatti, da 86,8 di dicembre a 94,7 di gennaio; le prime, invece (che sono uno dei settori più tartassati dalla crisi) risalgono da 72,6 a 77,3.
Da Sergio De Nardis arriva un monito: «Il miglioramento è più di natura psicologica, considerando la fiducia delle famiglie: un dato sicuramente importante. Ma sul fronte industriale i segnali sono ancora di stagnazione. È quindi bene attendere prima di festeggiare». Facendo riferimento agli ultimi indicatori diffusi , Coldiretti sottolinea che «la più evidente dimostrazione del ritorno di fiducia tra le imprese e i consumatori è l’arresto della caduta dei consumi alimentari dopo anni di flessione. Consumi che nel 2015 riprendono a salire: si tratta della principale voce del budget delle famiglie dopo l’abitazione, con un importo complessivo di 215 miliardi».

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