Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Sale il rischio Russia per i robot

«Di ordini lì ne abbiamo. Però non sappiamo bene cosa farne». Quando si parla di Russia Ettore Batisti allarga le braccia e per la verità i problemi del presidente di Pama, tra i big italiani delle macchine utensili, sono comuni a molte aziende del settore, alle prese con gli effetti dell’embargo Ue verso Mosca. «A Bruxelles vivono tra le nuvole» spiega sconsolato Adriano Carnaghi, che sulle politiche europee aggiunge anche altre espressioni un poco più colorite. «A noi ballano commesse per due milioni di euro – racconta Riccardo Rosa – e francamente vorrei evitare di avere problemi». Nel giorno di avvio di Bimu-Sfortec, tra le maggiori rassegne mondiali del settore, è quasi naturale che i produttori nazionali di macchine utensili guardino con apprensione a ciò che accade all’estero. Per i robot italiani l’export vale infatti i tre quarti dei ricavi ed è solo grazie alla tenuta oltreconfine che l’Italia resiste ai vertici mondiali. Terzo esportatore al mondo alle spalle di Germania e Giappone, il nostro paese paga infatti in modo evidente la caduta del mercato interno, dimezzato dal 2007 ad oggi e ancora in calo costante negli ultimi tre anni. Volumi mancanti (tra i maggiori costruttori solo l’Italia ha consumi interni di robot in calo) che spiegano la stasi della produzione, solo poco al di sopra dei livelli 2009 mentre per altri paesi come Giappone e Corea del Sud i dati da allora sono raddoppiati. Eppure, a dispetto delle difficoltà, un giro tra gli stand mostra un’Italia produttiva solida, innovativa, capace di sfidare alla pari sul terreno della qualità i concorrenti tedeschi e giapponesi. «Il 70% di queste aziende – spiega il presidente della Fondazione Fiera Milano e del Sole 24 Ore Benito Benedini – porta sul mercato ogni anno prodotti nuovi: noi abbiamo bisogno di queste imprese, perché solo l’innovazione continua può portare vantaggi economici duraturi». Brevetti visibili chiaramente in fiera, tra rettificatrici e raddrizzatori, macchine di misura capaci di “leggere” discrepanze di micron, stampanti 3D in grado in 90 ore di lavoro di cotruire da zero una bici in titanio, centri di lavoro e fresatrici che possono prendere in carico qualunque pezzo di metallo trasformandolo a piacere. La sensazione è che la domanda italiana possa dare quest’anno segnali di risveglio, con una crescita di qualche punto percentuale dopo tre anni in caduta continua. Ma è ancora l’estero il principale motore dei robot, ed è lì che si concentrano gli sforzi delle aziende, per fortuna con più di una soddisfazione. «Siamo vicini al top di ricavi – spiega Riccardo Rosa, 12 milioni di fatturato nelle rettificatrici – e abbiamo già produzione assicurata fino a febbraio 2015». «General Electric ci ha appena piazzato un ordine da decine di milioni – aggiunge Adriano Carnaghi, 90 milioni di vendite in torni e fresatrici – e questo significa lavoro fino al 2017». Nel 2014 l’export di macchine utensili è visto in crescita del 4,7% a 3,4 miliardi, invertendo nel secondo semestre un trend negativo verificato nei primi sei mesi dell’anno, penalizzati da un contesto internazionale sempre più complesso. «Di aree tranquille – spiega il presidente di Federmacchine Giancarlo Losma – ce ne sono sempre meno. Eppure andare all’estero per le aziende è una necessità, dobbiamo portare le merci dove i mercati crescono, dove i clienti acquistano». «Per rilanciare il nostro mercato – aggiunge il presidente di Ucimu Luigi Galdabini, servono provvedimenti che incentivino la sostituzione dei macchinari obsoleti. Ci piacerebbe poi avere a che fare con un’Europa non ideologica, capace di sostenere in modo concreto le aziende. Alcuni regolamenti sulla sostenibilità non vanno in questa direzione e a volte mettono in difficoltà le imprese obbligandole allo sviluppo di soluzioni che oltre la Ue non hanno mercato. Gli interventi vanno sempre ponderati, affinché non siano penalizzanti per le imprese: penso alla sostenibilità, ma anche al blocco dell’export verso la Russia».
In sei mesi la crisi Russo-Ucraina è già costata al settore quasi 20 milioni di ricavi, con la certezza che a fine anno il bilancio sarà anche peggiore. Ma nonostante le difficoltà oltreconfine e la debolezza della domanda interna, in Bimu l’ottimismo sull’Italia non sparisce. «Le riforme si faranno – spiega il presidente di Pama Ettore Batisti – perché siamo costretti a metterci a posto: guardi, di alternative non ne abbiamo».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa