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Sale il pressing sulle rinnovabili

di Federico Rendina

Un nuovo meccanismo di incentivi per le energie rinnovabili capace di promuovere una vera filiera industriale verde. Ben ricalibrato nei costi, da rendere sostenibili per i consumatori grandi e piccoli, già penalizzati dalle bollette più care d'Europa. Ma la questione urgentissima, a questo punto, riguarda i tempi. Il Governo aveva promesso di varare il nuovo decreto interministeriale sugli incentivi e sul quarto conto energia per il solare fotovoltaico in anticipo rispetto alla scadenza di fine aprile fissata con l'ultimo Dlgs che reimposta la materia. Il dibattito rimane rovente, ma il confronto con gli operatori – denunciano i rappresentanti delle industrie energivore di Confindustria – procede a rilento.

La ricetta? Un periodo di transizione con incentivi in calo progressivo, per poi adottare un modello simile a quello tedesco dove «chi più installa meno prende» ha precisato ieri al Senato il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani.

Incentivi giganteschi e troppa richiesta ingolfano e dissanguano l'Italia, ribadisce il ministro. Tant'è che i 33mila megawatt di nuove richieste di allacciamento al fotovoltaico hanno «una dimensione totalmente inaccettabile», visto che superano di «4 volte l'obiettivo italiano».

Per questo è allo studio una revisione che porti alla creazione «di una vera filiera italiana del settore ed eviti le speculazioni» ribadisce il ministro. Che promette: procederemo «velocemente». Ma il decreto «entro la prossima settimana» annunciato ieri l'altro dal sottosegretario allo Sviluppo Stefano Saglia (si veda Il Sole 24 Ore di ieri) si scontra con lo scetticismo e la preoccupazione delle categorie.

A sollecitare il provvedimento scende in campo anche l'Abi. «Le banche chiedono un quadro di regole certe al fine di valutare la sostenibilità dei piani di finanziamento» afferma Giovanni Sabatini, direttore generale dell'Abi, in occasione di un convegno del gestore dei servizi energetici (Gse).

Costi fuori controllo e tempi incerti allarmano le imprese. Paolo Culicchi, presidente di Assocarta e rappresentante dei consumatori industriali nel confronto con il Governo, sollecita un incontro diretto con il ministro dello Sviluppo Paolo Romani e fa notare che nelle bollette «già con il corrente mese di aprile la componente A3, a copertura dei costi per lo sviluppo delle rinnovabili, ha registrato un aumento di 6 euro a megawattora passando da 16 euro/MWh a 22 euro/MWh circa».

Sussidi da mettere sotto controllo, non certo da tagliare brutalmente, sottolineano intanto in Confindustria auspicando una soluzione equilibrata. Gli analisti della confederazione fanno notare che anche con una significativa riduzione dei sussidi come quella proposta da Confindustria il costo degli incentivi per il fotovoltaico ammonterebbe a circa 4 miliardi di euro nel 2014, con un aggravio del 16,3% del prezzo di riferimento dell'energia (Borsa elettrica), per salire a 6 miliardi nel 2018 (+22,4% sul prezzo unico nazionale, Pun).

Certo non è facile individuare un accettabile (e soprattutto accettato) equilibrio tra le esigenze dei consumatori e gli appetiti dell'industria dell'energia verde. Perfino le proposte di mediazione che giungono dalle organizzazioni imprenditoriali del settore sono in qualche caso maldigerite dagli stessi associati.

Assosolare propone una salvaguardia piena degli investimenti già attivati quest'anno, una discesa comunque morbida dei nuovi incentivi (al massimo del 10% nel 2012) senza comunque introdurre "tetti" né annuali né cumulati.

C'è intanto maretta nell'associazione Anie-Gifi, che sta cercando una mediazione praticabile ma deve fare i conti con qualche defezione da parte di imprese poco disposte ad accettare un ridimensionamento reale nel nuovo "conto energia".

 

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