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Sale ancora il «pedaggio» per liti e cause

Continuano i rincari sulle spese per l’accesso al servizio giustizia. Nel solco tracciato dalle manovre degli ultimi anni, la legge di stabilità per il 2014 propone pochi ma incisivi interventi. Pur lasciando immutati gli importi del contributo unificato, già considerevolmente aumentati a partire dal decreto legge 98/2011, il legislatore è intervenuto questa volta con l’aumento dell’anticipazione forfettaria delle spese, prevista per l’iscrizione a ruolo nel processo civile.
La previsione normativa triplica l’importo (da 8 a ben 27 euro) dovuto dalla parte che si costituisce in giudizio per prima. Si tratta, invero, di una somma irrisoria rispetto ai ben più alti importi dovuti a titolo di contributo unificato, ma che certo va a incidere profondamente sull’accesso alla giustizia se solo si considera che essa si applica in misura fissa su tutte le controversie in materia civile, indipendentemente dal relativo valore, e in aggiunta al contributo unificato (si veda anche l’articolo a fianco).
Quanto alle altre novità della legge, se negli anni passati nelle mire del legislatore erano finiti il processo civile e quello amministrativo, oggi l’attenzione è stata dirottata sul processo tributario, sebbene le novità non risultino altrettanto decisive. Dopo l’introduzione del contributo unificato anche al processo tributario in base al valore (a scaglioni) delle controversie, il legislatore interviene nuovamente in materia, precisando il criterio per la determinazione del valore della controversia ai fini del contributo unificato, dovuto per ciascun atto impugnato, in primo grado come in appello. La previsione, invero, ribadisce quanto già chiarito dal ministero dell’Economia, che aveva risposto al quesito facendo riferimento al valore dei singoli atti impugnati e non alla loro somma.
Sempre in materia di processo tributario, la legge di stabilità estende le modalità telematiche di pagamento del contributo unificato e delle spese di giustizia, come disciplinate dal Dl 193/2009. La norma, infatti, aveva già previsto il pagamento mediante sistemi telematici ovvero con carte di debito, credito o prepagate, di contributo unificato, diritti di copia, di certificato, spettanze per notificazione ed esecuzione, recupero del patrocinio a spese dello Stato, nonché delle spese processuali, di mantenimento, e delle sanzioni pecuniarie, ora estese, per quanto compatibili, al processo tributario.
Al fine di favorire il processo telematico, è infine prevista l’esclusione dei diritti di copia non conforme – già previsto in misura forfettaria per il rilascio di copie su supporto diverso da quello cartaceo – dalle parti che si siano costituite con modalità telematiche e che dunque accedano con le stesse modalità al fascicolo. Tale previsione è stata estesa anche al processo tributario.
Rispetto agli anni precedenti, il legislatore questa volta non ha risparmiato gli “operatori” della giustizia. I considerevoli tagli al gratuito patrocinio, pari a un terzo degli importi spettanti al difensore, all’ausiliario del magistrato, al consulente tecnico di parte e all’investigatore privato autorizzato, non possono che avere preoccupanti ricadute sul servizio reso dagli stessi operatori, a discapito dei beneficiari meno abbienti. La scelta legislativa, sembra minare, ancora una volta, la tutela del diritto all’accesso alla giustizia, equamente riconosciuto a tutti i cittadini.
Ma le novità per chi opera nel mondo della giustizia non finiscono qui. Di rilievo, infatti, appaiono le previsioni di un contributo forfettario per gli aspiranti avvocati, notai e magistrati. Sebbene la norma trovi giustificazioni nelle esose somme sostenute da via Arenula per far fronte ai relativi esami e concorsi, la previsione di un contributo di 50 euro (per gli aspiranti avvocati, notai e magistrati) e 75 euro (per gli aspiranti cassazionisti) non può che suscitare qualche malcontento tra chi, con sempre maggiore difficoltà, opera nel settore giustizia.

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