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Sale a 1,3 miliardi il fondo per i poveri

ROMA.
Andrà inizialmente a 280 mila famiglie il sostegno al reddito di 320 euro in media previsto dal piano del governo per la lotta alla povertà. La nuova misura («avrà carattere permanente», ha precisato ieri il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che ha anche annunciato una verifica a tappeto sul boom dei voucher) punta a sostenere le famiglie, soprattutto quelle con minori, e non i singoli soggetti. In sostanza si ipotizza un trasferimento di 80 euro a persona che diventano, appunto, 320 per un nucleo familiare di quattro componenti. Il sussidio, per la prima volta a carattere nazionale, potrà crescere fino a 400 euro per le famiglie con tre o più figli. Considerando una media di circa due figli a famiglia il sussidio interesserà più o meno un milione di individui poveri. Prima che possano essere coinvolti i quattro milioni di poveri assoluti ci vorrà quasi un decennio, a meno di accelerazioni nel reperimento delle risorse. Si stima che l’introduzione di un reddito minimo richiederebbe un finanziamento non inferiore a 7 miliardi. Per ora il governo ha a disposizione 600 milioni stanziati con l’ultima legge di stabilità, ai quali vanno aggiunti altri 750 milioni del fondo per il sostegno per l’inclusione attiva (Sia). In tutto 1,3 miliardi. Secondo i tecnici del governo le prime erogazioni potranno arrivare nella seconda parte di quest’anno. Nel 2017 i 600 milioni previsti nella Stabilitàsaliranno a un miliardo. «I soldi che mettiamo — ha detto Poletti — arrivano dalle tasse e noi li redistribuiamo; i cittadini pagano per sostenere altri cittadini in difficoltà». Questo per dire che il riordino delle prestazioni per i poveri (previsto dal disegno di legge) non servirà — come temono i sindacati — per fare cassa.
Le famiglie — in attesa che l’intervento possa estendersi a tutta la platea dei 4 milioni di poveri assoluti — verranno selezionate in base a diversi criteri: un Isee (l’indicatore del proprio reddito) inferiore a tremila euro l’anno, i figli a carico, la presenza di un disabile, madre single, presenza di disoccupati. Nella prima fase saranno scelte le famiglie con minori a carico. Nelle 280 mila famiglie ci sono circa 550 mila minori. L’obiettivo finale è di coinvolgere tutte le 500 mila famiglie con oltre un milione di minori per un costo che dovrebbe raggiungere i due miliardi di euro l’anno.
L’azione del governo («è la prima volta in 70 anni che l’Italia si dota di un provvedimento organico di contrasto alla povertà», ha scritto il premier Matteo Renzi nella e-news inviata ai sostenitori) si muove lungo due direzioni: da una parte l’erogazione del sussidio, molto simile al reddito minimo che già esiste in tutti i Paesi europei con le sole eccezioni dell’Italia e della Grecia; dall’altra il “patto” con la famiglia. Quest’ultima, infatti, dovrà impegnarsi a rispettare il piano per l’inclusione sociale dei suoi membri, che si tradurrà, per esempio, nell’accettare una proposta di lavoro congrua alle proprie caratteristiche professionali, nel seguire corsi di formazione, nel mandare regolarmente a scuola i propri figli, nell’effettuare le vaccinazioni considerate obbligatorie. In sostanza si riceve l’assegno a condizione che si rispetti il progetto per l’inclusione. Il piano riguarderà anche gli stranieri “da lungo soggiornanti”, come si chiamano in burocratese coloro che hanno un permesso di soggiorno da più di 5 anni.
Critiche al piano sono arrivate dalle opposizioni parlamentari (Sel e M5S che hanno presentato le loro proposte per il reddito minimo). I sindacati, insieme all’Alleanza contro la povertà, chiedono l’apertura di un confronto. Caritas e altre associazioni del terzo settore ricordano che ancora troppe persone resteranno fuori dal sussidio.
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