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Sale a 30mila euro il tetto per i prestiti garantiti al 100%

Il tetto dei prestiti con garanzia statale al 100% sale da 25 a 30mila euro. E si allungano i calendari delle restituzioni. Per i finanziamenti più piccoli il limite dei 6 anni pensato per tutti dal testo originario del decreto si estende a 10, mentre per i prestiti fino a 800mila euro con garanzia di base all’80% l’orizzonte si potrà arrivare fino a 30 anni.

I principali correttivi approvati ieri dalle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera vanno incontro alle richieste avanzate dalle imprese sul decreto liquidità, atteso all’esame dell’Aula lunedì prossimo.

Oggi dovrebbe invece essere la volta delle regole sull’autocertificazione per ottenere i prestiti. Perché tiene l’accordo nella maggioranza sulla manleva per le banche e istituti finanziari, inserita nell’emendamento (anticipato sul Sole 24 Ore di ieri) che introduce la possibilità di autodichiarare i dati dell’impresa e quelli relativi alle certificazioni antimafia. Uno strumento, questo, ritenuto necessario per velocizzare le procedure di erogazione dei finanziamenti chiesti dalle aziende in difficoltà . Il via libera delle commissioni è atteso per oggi, quando le votazioni riprenderanno dagli emendamenti accantonati all’articolo 1 del decreto legge, quello con le garanzie Sace per l’erogazione di liquidità alle imprese di maggiori dimensioni.

Intorno al complicato debutto dei prestiti garantiti comunque le acque continuano a essere agitate. Dopo la polemica su Fca Italia, che ha riacceso il dibattito “anti-delocalizzazioni” animato soprattutto da Pd e Cinque Stelle, ieri a scaldare gli animi pentastellati è intervenuta la prospettiva che fra i candidati al prestito garantito ci siano anche le società della famiglia Benetton, con una richiesta intorno ai 2 miliardi, 1,2 dei quali destinati ad Autostrade per l’Italia i cui conti sono stati schiacciati dal blocco degli spostamenti. «Domandare è lecito, rispondere è cortesia: no grazie», ha tagliato corto su Facebook il viceministro allo Sviluppo Economico Stefano Buffagni. Ma al di là dei toni degli esponenti M5S la valutazione dovrà essere un po’ meno tranchant, e toccherà prima di tutto al Mef. Mef che ieri con gli altri componenti della task force sul tema ha aggiornato il contatore dell’operazione liquidità: Sace finora ha erogato garanzie per 152 milioni rispondendo a 17 richieste, ma sul tavolo ci sono 250 dossier per un valore di 18,5 miliardi. Mise e Mediocredito centrale hanno invece ricevuto finora 287.268 domande per 13,5 miliardi, in larga parte (256mila per 5,4 miliardi) per prestiti fino a 25mila euro. Per la moratoria sui prestiti le domande sono 2,3 milioni e riguardano finanziamenti per 240 miliardi.

Proprio con l’obiettivo di accelerare la macchina nascono gli emendamenti parlamentari. Fra cui spicca senz’altro l’allungamento fino a 10 anni delle restituzioni, portato avanti da M5S con la convergenza degli altri gruppi. Con il correttivo si interviene anche sui tassi di interesse applicati, che non potrà superare il tasso di Rendistato con durata analoga al finanziamento maggiorato dello 0,2%. Le novità introdotte nel corso dell’iter parlamentare del decreto si applicheranno anche ai prestiti ottenuti prima dell’entrata in vigore della legge di conversione.

Con un altro emendamento, condiviso anche dalle opposizioni, sale a 30mila euro l’importo che potrà beneficiare della garanzia statale al 100% per cento. Inoltre si potrà richiedere, in alternativa al 25% del fatturato dell’anno precedente, il doppio della spesa salariale. La garanzia del Fondo Pmi potrà essere cumulata con quelle di Confidi o degli altri soggetti fino a coprire il 100% del finanziamento.

Arriva poi una riserva di 100 milioni per i prestiti rilasciati al Terzo settore ,e per il settore termale la possibilità di cumulare la garanzia del Fondo con le altre tipologie per i finanziamenti destinati a investimenti immobiliari con durata decennale e importo superiore ai 500mila euro.

Via libera alla possibilità di accedere alla garanzie per importi fino a 5 milioni anche per le società pubbliche con meno di 500 dipendenti.

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