Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il saldo di una sola rata prova la crisi di liquidità

Via libera al sequestro per equivalente dei beni del legale rappresentante della società per reati tributari, se da una comunicazione dell’agenzia delle Entrate risulta la mancanza di liquidità della persona giuridica per aver pagato un a sola rata.
Il Fisco aveva, infatti, revocato la rateizzazione proprio a causa dei mancati pagamenti. La Cassazione (sentenza 45552, depositata ieri) respinge il ricorso dell’amministratore secondo il quale la confisca del profitto del reato, rimasto nella disponibilità dell’ente, doveva essere messa in atto sui beni della società.
Per la difesa, infatti, la pretesa situazione di illiquidità della società non poteva essere dedotta solo dal fatto che quest’ultima avesse pagato un’unica rata del debito fiscale rateizzato, senza fare alcun accertamento sui conti correnti della persona giuridica. I giudici avrebbero violato anche il principio del ne bis in idem, perché la società era stata già sanzionata in via amministrativa con un provvedimento divenuto definitivo. La necessità di applicare in via diretta il principio sancito dalla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo avrebbe comportato la necessità di prosciogliere il ricorrente dal reato addebitato e di annullare il sequestro. Ma nessuna delle “lamentele” contenute nel ricorso ottiene l’effetto sperato.
Per quanto riguarda la mancanza di liquidità della società, questa è considerata provata da una comunicazione con la quale l’agenzia delle Entrate rendeva nota la decadenza dal beneficio della rateizzazione del debito tributario a causa del pagamento di una sola rata. Una dato dal quale era possibile desumere una situazione oggettiva di illiquidità delle persona giuridica che rendeva superfluo qualunque ulteriore ricerca del profitto del reato. I giudici ricordano, infatti, che «è sufficiente una valutazione allo stato degli atti in ordine alle risultanze relative al patrimonio dell’ente che ha tratto vantaggio dalla commissione del reato, non essendo appunto necessario il compimento di specifici ed ulteriori accertamenti preliminari per rinvenire il prezzo o il profitto del reato».
Né la Cassazione può sindacare la conclusione del Tribunale sull’assenza di elementi per considerare beni derivanti dal profitto gli immobili intestati alla società. Solo in tal caso – specificano i giudici – sarebbe stato possibile il sequestro in via diretta, essendo invece precluso nei confronti della persona giuridica il sequestro per equivalente ad eccezione del caso di società-schermo. Non passa neppure la censura sul ne bis in idem violato solo quando la sanzione amministrativa e quella penale colpiscono lo stesso soggetto.

Patrizia Maciocchi

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Le recessioni impattano sulle pensioni future. Ma un Pil allo zero virgola fa anche peggio. Un Paese...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’efficace contrasto al fenomeno mafioso sempre più pervasivo nel tessuto imprenditoriale ed econ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Parte la possibilità per le imprese di ottenere liquidità per un milione di euro a fronte di aumen...

Oggi sulla stampa