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Il saldo negativo è nero

Per la Cassazione, il saldo di cassa negativo rappresenta un ricavo in nero per il relativo ammontare e senza ulteriori oneri a carico dell’amministrazione finanziaria.

Così i giudici con l’ermellino che, con la sentenza 27041/17, sono intervenuti su un ricorso dell’Agenzia delle entrate, avverso la sentenza 19/2012 della Ctr di Lecce, la quale aveva confermato la sentenza di primo grado, che aveva accolto parzialmente il ricorso di una ditta individuale.

Si trattava di un atto di accertamento, emesso in seguito ad un accesso della Guardia di finanza, il quale aveva rettificato il reddito di impresa in seguito ad un’annotazione cumulativa delle fatture, in epoca successiva all’emissione, senza rispettare le disposizioni contenute nel dpr 600/1973, che impongono l’annotazione in ordine cronologico, sulla base della relativa emissione.

In aggiunta, l’ufficio territoriale sosteneva che, come da consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità (tra le altre, Cassazione, sentenza 17004/2012), la sola esistenza di un saldo di cassa negativo costituisse una prova presuntiva idonea dell’omessa contabilizzazione di ricavi, con ribaltamento dell’onere probatorio in carico al contribuente.

I giudici aditi hanno evidenziato che le disposizioni vigenti, di cui all’art. 22, dpr 600/1973, naturalmente per i soggetti obbligati alla tenuta delle scritture contabili, di cui all’art. 13 del medesimo provvedimento, devono registrare le operazioni cronologicamente ed entro 60 giorni dalla data in cui le operazioni sono state eseguite, senza che assuma rilevanza la data in cui avviene la registrazione (ministero delle finanze, risoluzione 9/2270 del 1977).

Posto quanto indicato, i giudici ricordano che la giurisprudenza di legittimità ha da sempre affermato che la presenza di una cassa con chiusura «in rosso», senza alcun dubbio, evidenzia un’entità superiore degli oneri e delle spese rispetto ai ricavi, con la conseguenza che è lecito presumere, senza alcuna forzatura, la presenza di ulteriori ricavi non registrati.

Pertanto, la presenza della cassa negativa, oltre a rappresentare una classica anomalia contabile, evidenzia l’omessa contabilizzazione di attività, almeno per l’ammontare equivalente al disavanzo (Cassazione, sentenze 27585/2008 e 24509/2009),

Di conseguenza, la Suprema corte censura la sentenza di appello, soprattutto nell’affermazione che il saldo di cassa si esaurisce nell’ambito puramente finanziario della contabilità, conferma il ribaltamento dell’onere probatorio e rinvia la causa ad altra sezione della commissione regionale, che dovrà uniformarsi alle indicazioni espresse dai giudici di legittimità.

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