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Saldo Imu pesante in 5mila Comuni

L’Imu vera e propria, quella che si paga entro lunedì su seconde case, negozi, capannoni, alberghi e così via, arriva all’appuntamento con i versamenti appesantita da due ordini di manovre: quelle dei Comuni, che nel 2012 e nel 2013 sono intervenuti sulle aliquote per aumentare le entrate e contrastare per questa via i tagli della spending review, e quelle centrali, che per imprese, centri commerciali e immobili strumentali in genere hanno aumentato ancora la base imponibile e hanno riservato all’Erario una quota maggioritaria del gettito e hanno così sbarrato la via a qualsiasi ipotesi di alleggerimento. Risultato: per l’80% dei contribuenti, vale a dire poco meno di 13 milioni di persone, l’Imu con l’aliquota standard del 7,6 per mille fissata dal decreto «Salva-Italia» che ha introdotto l’imposta rimane confinata nel mondo dei sogni. L’Imu reale sarà più alta, come mostrano i dati del censimento Ifel sulle aliquote locali, e nei molti casi in cui ai livelli già registrati nel 2012 si sono aggiunti aumenti del 2013 le manovre si scaricano integralmente sul saldo da pagare entro lunedì.
Questo destino accomuna tutti i proprietari di capannoni industriali, alberghi, centri commerciali e immobili strumentali in genere, che il Catasto incasella nella «categoria D». Per loro un primo aumento è stato assestato sulla base imponibile, che cresce rispetto all’anno scorso dell’8,33% perché il moltiplicatore che si applica per individuare il valore catastale passa da 60 a 65. Le nuove aliquote, quindi, intervengono su questa base già rigonfiata. Dal momento che la rata di giugno è stata pagata con le regole del 2012, questo meccanismo alza del 16,6% il saldo rispetto all’anno scorso anche nei Comuni che non hanno ritoccato l’aliquota. Ma bastano aumenti anche lievi per moltiplicare il peso del nuovo versamento: se l’aliquota è passata dall’8,6 al 9,6 per mille, per esempio, il saldo da versare entro lunedì supererà del 41,6% quello di 12 mesi fa, mentre con un aumento di 2 punti dell’aliquota la differenza arriva al 67,1 per cento. Una scadenza pesante, insomma, che interviene in uno dei momenti più delicati dell’anno per la liquidità delle imprese, alle prese con i maxi-acconti fiscali, le tredicesime e la chiusura d’anno in generale. La legge di stabilità promette per ora un mini-sconto dalle imposte sui redditi, che però sarà utilizzato solo a partire dalle prossime dichiarazioni e solo dalle imprese che chiudono i bilanci in utile: per chi è in rosso, la detrazione si trasforma in un credito d’imposta. Governo e maggioranza stanno cercando risorse per aumentare la detrazione, ma l’esito di questo tentativo è ancora da scrivere.
Le aliquote che sono cresciute tra 2012 e 2013 riguarderanno comunque anche i proprietari delle seconde case che, se rimangono sfitte nello stesso Comune di residenza del proprietario, sconteranno sul 2013 anche il ritorno dell’Irpef sul 50% della rendita catastale.
Complice anche la costante incertezza delle regole, le aliquote locali hanno finito per assestarsi in una sorta di piramide rovesciata, in cui solo 153 Comuni (in cui vivono 5 italiani su mille) hanno introdotto sconti rispetto ai parametri standard, mentre in 877 casi (che riguardano il 37,6% degli italiani, perché comprendono quasi tutte le grandi città) l’aliquota è arrivata al massimo di legge. Un tetto, questo, che secondo il Ddl di stabilità approvato dal Senato sarà presente anche nel 2014 e riguarderà la somma di Imu e Tasi. In pratica, se la coppia di imposte non potrà superare l’aliquota massima dell’Imu, gli 877 Comuni che sono già arrivati al massimo nel 2013 non potranno introdurre la Tasi, e altre centinaia di enti che hanno già superato il 9,6 per mille potranno prevederne solo una frazione, inferiore all’1 per mille standard. La consolazione per i contribuenti, però, rischia di essere magra, perché per pareggiare i conti lo sforzo fiscale “congelato” per gli altri immobili si riverserà probabilmente sull’abitazione principale.
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