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Salari, ecco il bonus del 10%

ROMA — Sale a 40 mila euro lordi l’anno, dagli attuali 30 mila, il tetto massimo di reddito per avere accesso alla detassazione del salario di produttività. Mentre resta ferma al 10% l’aliquota agevolata, comprensiva delle addizionali regionali e comunali. Così come non cambia la soglia massima dei premi e degli incentivi sui quali l’aliquota agevolata può essere applicata: non più di 2.500 euro lordi l’anno, come l’anno scorso, anche se in passato l’asticella era stata alzata fino a 6 mila euro. È di tre articoli il decreto della presidenza del consiglio, di concerto con il ministero dell’Economia, che Mario Monti ha firmato ieri e illustrato ai colleghi di governo.
Il decreto sulla produttività recepisce l’intesa siglata due mesi fa dalle parti sociali, a eccezione della Cgil, che lo hanno sollecitato fino a ieri, visto che l’emanazione era prevista entro il 15 gennaio. La normativa allarga la platea dei lavoratori che potranno usufruire della detassazione sui salari di produttività definiti dai contratti chiusi a livello aziendale o territoriale.
Alzare il tetto massimo di reddito da 30 mila a 40 mila euro l’anno significa avere più lavoratori che potranno avere diritto al taglio delle tasse. Mentre è stata scartata l’altra opzione che pure era stata studiata: alzare un po’ meno il tetto di reddito annuo, non a 40 mila ma a 35 mila euro, facendo salire però anche la soglia detassabile del premio, fino a 3.500 euro.
L’articolo 2 del decreto stabilisce che cosa si deve intendere con salari di produttività e, quindi, fissa le condizioni per far scattare l’aliquota agevolata. I premi devono essere legati a contratti che prevedono l’attivazione di «almeno una misura in almeno tre delle aree di intervento di seguito indicate». E cioè, la ridefinizione dei sistemi orari e della loro distribuzione con modelli flessibili, l’introduzione di una distribuzione flessibile delle ferie mediante una programmazione aziendale anche non continuativa delle giornate di ferie eccedenti le due settimane, l’impiego di nuove tecnologie e poi «l’attivazione di interventi in materia di fungibilità delle mansioni e di integrazione delle competenze». Per questi interventi la legge di Stabilità ha stanziato 2,15 miliardi di euro in tre anni. Ma per il momento queste regole valgono solo per il 2013. Per i due anni successivi le modalità sarà possibile correggere il tiro dopo il monitoraggio sulle attività di quest’anno e un nuovo confronto con le parti sociali.

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