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«Salari e costo della vita, ora meno automatismi»

ROMA — Accordo sulla produttività, il governo scende in campo. Se dal Laos il premier Mario Monti in un passaggio della conferenza stampa dice che «stiamo arrivando al redde rationem», in una audizione al Senato il ministro del Lavoro Elsa Fornero entra nella trattativa in corso precisando che il miliardo e 600 milioni non saranno dati «a pioggia» ma condizionati a «indicatori precisi» che potranno essere messi in un decreto.
Si tratta, secondo quanto ha spiegato lo stesso ministro, del depotenziamento degli automatismi, dagli scatti di anzianità, agli aumenti di retribuzione legati all’inflazione. Ma per spingere la produttività si punta anche su orari flessibili, demansionamento con riduzione di salario, superamento del contratto nazionale. «Stiamo ancora aspettando una proposta dalle parti sociali», ha detto il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, intervenuto alla trasmissione Ballarò su Rai Tre. Il pressing del governo non piace al sindacato. Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha consigliato al ministro «più prudenza e meno parole» e quello confederale della Uil, Paolo Pirani, ha accusato il governo «di far fallire la trattativa».
Silenzio dalle imprese che si sono date ufficialmente appuntamento per stasera alle 20 ma già ieri sera hanno avuto un primo giro di colloqui per cercare di uscire dal tunnel di un «accordicchio» che non verrebbe accettato dal governo.
Anche la Cgil ieri ha evitato di commentare le parole del ministro, dopo che il segretario generale, Susanna Camusso, con una lettera al Corriere della Sera aveva chiesto nei giorni scorsi al governo di intervenire sì con un decreto, ma per regolare la rappresentatività sindacale nelle aziende. L’idea di un intervento da parte dell’esecutivo, vista la difficoltà tra le parti sociali e tra le stesse imprese (grandi e piccole) di arrivare a una intesa soddisfacente, si sta dunque facendo strada.
Il rinvio al decreto per disciplinare l’erogazione del miliardo e 600 milioni a favore del salario di produttività è previsto dalla stessa legge di Stabilità che stanzia la somma, e che è ancora in discussione alla Camera. Ieri c’è stato un nuovo incontro tra i relatori di maggioranza e Grilli, dall’esito interlocutorio. Gli emendamenti arriveranno solo nel fine settimana, prima dell’arrivo in Aula del provvedimento, e dovranno recepire gli accordi che si stanno profilando, ma sui quali il governo non ha ancora sciolto tutte le riserve.
«Stiamo lavorando con il Parlamento per contenere l’aumento dell’Iva, evitando l’innalzamento dell’aliquota intermedia del 10%, e di intervenire con uno sgravio sui redditi non necessariamente attraverso la riduzione delle aliquote Irpef, ma con altri strumenti, come l’aumento delle detrazioni per il lavoro dipendente», ha detto ieri Grilli. «Avevamo l’esigenza di limitare l’impatto dell’Iva, di incentivare la produttività con la detassazione dei salari e volevamo dare un segnale anche sui redditi, ma siamo aperti ad altre ipotesi» ha aggiunto Grilli. Entro il fine settimana andrà trovata anche la soluzione al problema dei cosiddetti esodati: bocciato l’ampliamento della platea deciso dalla commissione Lavoro, la commissione Bilancio chiede lumi al governo per stanziare le risorse necessarie.

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