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Salari, 600 euro all’anno bruciati dalle tasse

ROMA — Scoppiata la crisi, aumentate le tasse. Dal 2007 ad oggi – al di là dell’emergenza occupazione – le famiglie italiane che hanno mantenuto un salario hanno dovuto fare i conti con l’avanzata del prelievo fiscale, legata sia all’innalzarsi delle aliquote addizionali regionali e comunali, sia agli effetti che ha prodotto sul fisco la crescita dell’inflazione (fiscal drag).
L’aggravio – tradotto in moneta sonante – ha pesato, in media, per 500 euro l’anno in più per i single (pari al più 1,9 per cento) e 600 euro per i lavoratori con familiari a carico (2,3). Nel complesso quindi, negli ultimi sei anni, il maggior tributo versato ha toccato quota 3.600 euro.
Questa è la conclusione cui arriva uno studio elaborato dal-l’Ires Cgil e dal Cer: risultati che per il sindacato, esigono una riforma fiscale che dovrà essere elaborata dal prossimo governo e un intervento d’urgenza cui potrebbe invece già pensare l’esecutivo Monti. Da qui alla prossima estate – dice infatti la Cgil bisogna restituire alle famiglie parte dell’eccesso di fisco pagato detassando una busta-paga.
Il rapporto, in realtà, prende in considerazione un periodo più ampio (gli anni che vanno dal 2000 al 2013). In teoria in questo arco di tempo i salari reali, per via dei rinnovi contratti firmati nei primi anni, sarebbero aumentati del 2,2 per cento, ma in pratica non è così. Anzi fatti i conti, il potere d’acquisto delle famiglie – grazie a fisco inflazione – è diminuito, crollando proprio dal 2007 in poi di quasi cinque punti. Questo perché sostiene lo studio Ires – grazie anche al federalismo fiscale sono venute a mancare le politiche statali di «contenimento» sugli effetti del
fiscal drag (con l’aumento dell’inflazione, per via del sistema di aliquote progressive, il carico fiscale, se non corretto aumenta). Di queste mancate correzioni, chiaramente, si sono avvantaggiate le casse pubbliche che, secondo lo studio, dal 2007 ad oggi hanno già beneficiato di otto miliardi di gettito «ingiustificato» in più, che diventeranno dieci entro la fine dell’anno.
Nel frattempo va anche detto che, fra il 2000 e il 2013 il peso del fisco locale è passato dal 4,2 all’11,2 per cento per i single, e dal 5,8 al 17,1 per cento per i coniugati.
La Cgil non ci sta e chiede il cambio di rotta. «Si parta con un provvedimento d’urgenza» ha detto la Camusso rilanciando la proposta già fatta lo scorso anno sulla detassazione della tredicesima. Ora però non c’è più tempo per aspettare dicembre, ha detto, quindi bisogna agire entro l’estate. Poi, certo serve una riforma di ampio respiro: per la Camusso «gli anni di governo che abbiamo alle spalle» hanno provocato «grandi danni alle condizioni del lavoro: è essenziale una politica di cambiamento ». «E’ urgente una seria riforma fiscale basata sull’equità e sulla redistribuzione della tassazione, che non pesi solo su lavoratori e pensionati» e che preveda quindi l’introduzione della patrimoniale. La Cgil chiede anche un intervento diretto sul fiscal dragcon il ripristino della norma che annulla «l’effetto perverso» dell’inflazione sul prelievo fiscale e con l’introduzione di un provvedimento che «garantisca l’invarianza tra prelievo nazionale e locale», alimentandola dai fondi ottenuti dalla lotta all’evasione fiscale. Una sorta di «rimborso » dovuto alle famiglie.

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